domenica 19 dicembre 2010

Lampadina

Sapessi
com'è strano
vedere Cassano
giocare a Milano.



(su QdB di oggi)

sabato 18 dicembre 2010

Lampadina

TOPOGRAFO:
Una chiavica
di scrittore.

giovedì 16 dicembre 2010

Francesco Piccolo, Scrivere è un tic, I quaderni di Minimum Fax 1994, pag.14












La mia vita consiste ed è consistita, in fondo, da sempre, in tentativi di scrivere... Il mio tenore di vita è organizzato soltanto in vista dello scrivere, e se subisce mutamenti, li subisce perché corrisponda meglio, possibilmente, allo scrittore, poiché il tempo è breve, le forze sono esigue, l'ufficio è uno spavento, l'abitazione è rumorosa e bisogna cavarsela con artifici, quando non è possibile farlo con una bella vita dritta.

Kafka

mercoledì 15 dicembre 2010

Nico Nappa, Afrorismi, Edizioni Samizdat 1995

Il cadavere del pompiere giace sgomento nella camera ardente.

Presentazione antologia Scrittori in cucina, Vasto 17.12.10

La Drogheria Buoncosiglio e l’Associazione culturale Sideshow
presentano:
Venerdì 17 Dicembre ore 18,30
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RACCONTI – RICETTE
SCRITTORI IN CUCINA
(jar edizioni 2010)
Saranno presenti le autrici Mascia Di Marco e Francesca Bonafini.
A seguire degustazione di alcuni piatti tipici inclusi nel
ricettario.

domenica 12 dicembre 2010

Roma, Libreria Altroquando, Via del Governo Vecchio, 80, Mercoledì 15 dicembre ore 19.00



Libreria Altroquando , Roma
Nadia Terranova & Francesca Bonafini
vi invitano all'assaggio di:

"Scrittori in cucina
Il libro di cucina degli scrittori moderni"
Jar Edizioni

Presentazione del ricettario-antologia con aperitivo a seguire.

Interverranno le curatrici e alcuni degli scrittori-chef tra cui Mascia Di Marco, Michele Governatori, Daniele Petruccioli, Adriano Petta e Patrizia Rinaldi.

"Abbiamo chiesto sapori antichi per testi contemporanei, perché a interessarci non era solo la ricetta in sé ma la sua traccia nell’Italia del 2010.
Dalle salse all’antipasto ai dolci, passando per canederli di speck e piscistocco ’a gghiotta, un libro unico che coniuga il gusto della cucina con quello della lettura.
Tempi di cottura/lettura per cucinare nel segno della memoria e della fantasia, per chi reputa il cibo un nutrimento non solo del corpo ma anche dell’anima.
Ora tocca a voi mettervi ai fornelli per attraversare l’Italia.
Tra un piatto e l’altro, mentre qualcosa bolle, si raffredda, si macera o si cuoce in forno, mettetevi comodi e gustatevi questo libro.

Gli chef:

Luca Ciarabelli, Lisa Cini, Mascia di Marco,
Maria Franco, Michele Governatori, Francesca Longo,
Fabio Marcotto, Enrico Martinet, Gianluca Morozzi,
Fausto Paravidino, Daniele Petruccioli, Adriano Petta,
Federico Pischedda, Patrizia Rinaldi, Stefano Scalich,
Giancarlo Tramutoli, Luisa Ventola, Cristina Zagaria

vi augurano:
Buon appetito e buona lettura!


Le curatrici:

Nadia Terranova:
classe 1978, siciliana DOP, vive a Roma nel quartiere Pigneto. Ha scritto racconti nell’antologia Quote rosa, (Fernandel, 2007), sulla rivista Linus (maggio 2007), nell’antologia Fiocco Rosa, (Fernandel, 2009), è stata finalista al premio Teramo 2007. Suoi contributi sono apparsi anche nel Segreto delle fragole (Lietocolle, 2007), nell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti (Boopen Led, 2009) e nel Libro sui libri. Nove racconti sull’esperienza della lettura (Lupo editore, 2010). Fa parte del gruppo letterario I libri in testa.


Francesca Bonafini:
nata a Verona nel 1974. Nel 2008 è uscito il suo primo romanzo, Mangiacuore (ed. Fernandel). Ha collaborato a progetti musicali e scritto testi di canzoni, pubblicato racconti su riviste, quotidiani e varie antologie tra cui Quote rosa (Fernandel, 2007), Dylan revisited (Manni, 2008), Dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango, 2008), Fiocco rosa (Fernandel, 2009), Corpi d’acqua (Voras, 2009), Fobieril-soluzione maniazina (Jar, 2009).

Lampadina

Quando sento
la parola
“narrazioni”
ho come
un giramento
di … dobloni.


(su QdB di oggi)

sabato 11 dicembre 2010

Lampadina

Caso Parmalat:
per Tanzi
una condanna
a lunga
conservazione.



(pubbl.oggi su QdB)

venerdì 10 dicembre 2010

Daniele Benati, Silenzi in Emilia, Quodlibet 2009, epigrafe














Sgnor, s'eg sii,
(Signore, se ci siete)
Fé che la me alma, s'ag l'ò,
(Fate che la mia anima, se ce l'ho)
La vaga in Paradis, s'al ghé
(Vada in Paradiso, se c'è).


Lo diceva il fratello di mio nonno.

Alessandro Piperno, Persecuzione, Mondadori 2010, incipit










Era il 13 luglio del 1986 quando un imbarazzante desiderio di non essere mai venuto al mondo s'impossessò di Leo Pontecorvo.
Un attimo prima Filippo, il suo primogenito, era alle prese con la più gretta delle lamentazioni infantili: contestare l'esigua quantità di patatine fritte che la madre gli aveva fatto scivolarenel piatto a fronte dell'inaudita generosità mostrata verso il fratello piccolo. Ed ecco un istante dopo l'anchorman del tg delle venti insinuare, al cospetto di un considerevole spicchio di nazione, che il lì presente Leo Pontecorvo avesse scambiato lettere depravate con la ragazza del suo tredicenne secondogenito.

giovedì 9 dicembre 2010

A lavoro ci devo comunque andare, Altrimedia edizioni 2009, pp.11-12











Elogio dell’impiegato onesto
nei tempi della crisi globale


Da secoli, l’impiegato è stato vilipeso, umiliato e offeso. E’ stato sempre scelto come esempio fulgido del fallimento. Il simbolo della più bieca mediocrità. La mezzamanica, per l’appunto. La figura professionale antitetica all’imprenditore, all’intraprendenza manageriale, al talento del self-made man. L’impiegato condannato ad un’esistenza priva di soddisfazioni, di slanci, d’inventiva. L’uomo senza qualità. Quello che si adegua. Piega la testa. Quello che ha una specie di perversa vocazione alla sottomissione. Se non al servilismo. E al masochismo. Dici impiegato e ti vengono in mente certe untuose figure dostoevskijane con capelli radi ma con molta forfora sulle spalle di giacche sdrucite. O la tragicomica icona del rag. Fantozzi. O l’archivista capo interpretato da Totò in Totò e i Re di Roma (tratto da due racconti di Cechov, Morte di un impiegato ed Esami di promozione), dove uno starnuto che da un loggione colpisce il suo capo in platea crea una catastrofe nella sua già grama esistenza impiegatizia.
Ma in questi tempi di crollo globale del più cinico capitalismo, fa quasi piacere, sul piano etico, questa crisi che almeno ci libererà dal superfluo, sperando non ci manchi mai il necessario.
C’è quasi un riscatto apocalittico dell’impiegato, intendiamoci, di quello onesto, che lavora, che è gentile col pubblico, che non abbaia, che non si lagna, che non è entrato col solito calcinculo (che, fateci caso, quelli che entrano così, poi si comportano sempre peggio), insomma l’impiegato affezionato alla sua tranquilla routine che gli permette magari anche di coltivare i suoi interessi (passeggiare, leggere, dipingere, andare in bici), proprio perché può contare su tempi liberi certi, non raggiungibili da telefonate che implicano un suo qualche ruolo di responsabilità.
Insomma l’impiegato, pur in una condizione di sudditanza, può, paradossalmente, contare su spazi di libertà superiori a quelli dei suoi capi, stritolati dallo stress dell’ambizione, della carriera, della responsabilità. Che porta ad avere la casa al mare e in campagna. A farsi la settimana bianca a Cortina. Ad avere tutto il repertorio materiale degli status symbol, ma pure, spesso, una vita impossibile. Il riscatto dell’impiegato, secondo me, è cominciato in letteratura con lo scrivano Bartleby di Melville. Quello che a domanda rispondeva sempre: Preferirei di no. Quello che manifestava così una mite ma estrema resistenza ad entrare nell’ingranaggio delle false ambizioni e delle parvenze non valide, giusto per citare Moravia e Gadda, che fa sempre figo in una nota come questa. Ecco questa crisi globale, se gli sopravviveremo, segnerà la rivincita di tutti i travet, dalle strisce di Bristow all’epopea di Fantozzi. La vendetta del saggio accontentarsi di una vita fatta di abitudini rassicuranti rispetto alla nevrosi dell’accumulare più roba che vita interiore. Direbbe Totò: M’impiego ma non mi spezzo. E a prescindere. Ovviamente.

A lavoro ci devo comunque andare, Altrimedia edizioni 2009, pp.123-124










La cassa acustica

Sto qui, nel mio box. Sento un cd rarefattissimo, Insen di Alva Noto e Ryuichi Sakamoto. Per questo chiamo la mia cassa, sportello n.3, la cassa acustica. Posso sentire la radio (ovviamente radio Capital, perfetta per una banca) e il pomeriggio Fahrenheit su radio 3. Non interferisce col mio lavoro. Anzi. I clienti apprezzano e a volte chiedono consigli e cd in prestito.
C’ho messo anni per guadagnarmi questa postazione. Questa finestra sul mondo antropologico. Tipi, caratteri, psicologie, casi umani, tic del linguaggio e della comunicazione. Ho fatto un percorso da gambero. Rinculando rinculando (e scusate l’espressione un po’ forte) son partito da stenotipista alla sede centrale di via Veneto a Roma e poi in segreteria, a Potenza, quindi addetto al portafoglio, all’estero e alle partite sospese e agli insoluti. Fino alla cassa.
Che terrore avevo della cassa. I primi giorni mi sentivo un manichino in vetrina. Più lo schifo di toccare le banconote. La paura di sbagliare.
Poi pian piano, coi mesi, mi sono abituato (ci si abitua a tutto, no?). Ho pensato a quanti soldi ho risparmiato, soldi che avrei dovuto dare ad uno psicanalista, perché un autistico tendenziale come me, introverso, non comunicativo, un orso (anche se sono glabro) è stato da un giorno all’altro, e in mezzo del cammin di sua vita, costretto a stare di fronte alla gente, come si di-ce. Cioè di fronte a chiunque, qualsiasi tipo di persona, di soggetto.
Strano, cafone, gentiluomo, giovane, anziano, profumato o non proprio. Cortese, stupido, diffidente, arrogante, onorevole o affascinante. Belli e brutti. Io che ho sempre usato un metodo così selettivo che io stesso, se m’incontrassi, mi darei del rompi-cazzi. Incassare subito, non solo i soldi ma i rimproveri o i complimenti, le antipatie o le simpatie, a seconda di come ti comporti. Capire con concretezza immediata la verità del detto cristiano: Dai e ti sarà dato.
Insomma un’esperienza che m’ha costretto ad uscire dalla mia comoda tana. A guardare e a farmi guardare. Ed ora eccomi qua. Da quando ho la radio, sto benissimo. I clienti mi conoscono quasi meglio dei parenti. Sanno pure che scrivo, e spesso sono miei lettori.
E mi viene da ridere pensando allo stress dei carrieristi. Entrano in una macchina che pian piano, mentre li fa un po’ più ricchi (ma manco poi tanto), li stritola.
Io, invece, sono un travet sempre più tranquillo.
Quando esco alle 17 e 30, vado ogni giorno in ferie. Il mio prezioso tempo libero, sicuro e definito, sta lì che m’aspetta.
E quando non ci son clienti davanti, posso anche scrivere, come sto facendo. Adesso.

mercoledì 8 dicembre 2010

Wislawa Szymborska, Posta letteraria, Ossia come diventare (o non diventare) scrittore, Libri Scheiwiller 2002, pag.27












Ula, Sopot

La definizione di poesia in una frase - mah. Ne conosciamo almeno cinquecento, ma nessuna ci sembra sufficientemente esatta e al tempo stesso esaustiva. Ognuna esprime il gusto della propria epoca. Uno scetticismo innato ci trattiene dall'arrischiare un'ulteriore definizione. Ci siamo però ricordati un bell'aforisma di Carl Sandburg:" La poesia è un diario scritto da un animale marino che vive sulla terra e che vorrebbe volare". Può bastarLe?

martedì 7 dicembre 2010

Immacolata Concezione

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domenica 5 dicembre 2010

Temporali, ZeroZeroSud 2002, pag.95













Mai scrivere versi
quando stai giù
quando sei davvero stanco
che versi depressi ti verranno
e i lettori giustamente
ti malediranno.

sabato 4 dicembre 2010

Lampadina

Gentiloni
e Fioroni:
una vita
negli slip
di Veltroni.



(su QdB di ieri)

L'ultimo Tram, Manni 2009, pag.77












Zingarata


Lessi al mio gatto
una pagina
di un romanzo gitano.
Cominciò a farmi le fusa
facendo: Rom Rom Rom.

giovedì 2 dicembre 2010

Lampadina

La Binetti
ogni volta
che parla
mi fa
visualizzare
gabinetti e
vecchi merletti.


(su QdB di oggi)

mercoledì 1 dicembre 2010

Nico Nappa, Afrorismi, Edizione Samizdat 1995

*
Esiste un'altra vita? E se dovesse esistere, me la potrò permettere?

*
Per evitare l'Aids mi hanno consigliato di sottrarmi ai rapporti occasionali. Ho smesso di fare l'amore con mia moglie.

*
Vede tutti i lati del problema, ma non il problema.

martedì 30 novembre 2010

Lampadina

Wikileaks:
finalmente
è stato
sputtanato
l’aggettivo
“diplomatico”.




(su QdB di oggi)

lunedì 29 novembre 2010

Lampadina

CGIL:
Dopo
Epifani
è arrivata
la Befana.



(su QdB di oggi)

domenica 28 novembre 2010

Lampadina

La Carfagna
è popolare.
Infatti
sta con
Mezzaroma.



(pubbl. sul QdB di ieri)

Lampadina

La politica
è cosa nobile.
E Belen
è una racchia.




(pubbl.sul QdB di oggi)

sabato 27 novembre 2010

L'ultimo Tram, Manni 2009, PAG.52












LSD

Morto a 102 anni
Albert Hofmann
scopritore dell'LSD:
Stu-pe-fa-cen-te!

venerdì 26 novembre 2010

Philip Roth, La controvita, Einaudi 2010, (traduzione di Vincenzo Mantovani), pag.104













Naturalmente, intenerirsi davanti a un pezzo di roccia come si intenerisce una madre davanti al figlio malato non aveva necessariamente nessun significato. Puoi girare baciando tutti i muri della terra, e tutte le croci, e i femori e le tibie di tutti i santi, i martiri e i beati massacrati dagli infedeli, e tornando in ufficio trattare i dipendenti da quel figlio di puttana che sei o fare a casa la testa di cazzo con la tua famiglia.