Quando smetti di annuire, acconsentire, applaudire, gli amici (a questo servono?), spariscono.
(dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
lunedì 1 agosto 2011
In progress
Il primo anno di lavoro a Roma, a cenar la sera, sconsolato, solo, sui gradini della fontana di Trevi, con una pizzetta e una bottiglia di vino da un quartino, nella desolazione invernale, triste, senza la solita folla dei turisti. Ero quietamente disperato. Questo mi viene sempre in mente ogni volta che qualcuno mi dice, Stavi a Roma? Ma chi te l’ha fatto fare a tornare in questa necropoli di provincia?
(Dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
(Dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
domenica 31 luglio 2011
L'ultimo Tram, Manni 2009, pag.15

PENSOSISSIMI POETI
Poeti
dai penosissimi
neri pensieri
gli unici pensieri seri
profondi almeno due metri
da calare nella fossa
con aria tetra e tetragona
fino all’agognata agonia.
Io
come disse quel tale
“preferisco il rumore del mare”
(e scherzare)
come mi piace e pare.
Lucio Tufano, "Lo Sconfittoriale. Sud, genio e potere", Calice 2010
Lo sguardo vispo degli artisti ieri... e oggi
Bella epopea quella narrata nel brillante stile tufanesco in questo “Sconfittoriale”, Calice 2010. Lucio Tufano parte con slancio con un preambolo dallo sfiziosissimo titolo “Quando ti fotte il genio”. Pone la questione del talento e del successo. Cita dannunzianamente il caso (unico) di D’Annunzio. Sottolinea il valore che la letteratura ha dato alla figura degli sconfitti, inetti, perdenti, contrapposti al carrierismo dei conformisti organici al potere. Riprende poi la sua polemica sul levismo, spiegando come, una cosa è riconoscere l’importanza della figura di Carlo Levi, per quella generazione di intellettuali, in quel preciso periodo storico, un’altra, è continuare a vedere, ancora oggi, nel Cristo si è fermato a Eboli, un riferimento ineludibile, sul piano letterario, sociologico e antropologico per la realtà culturale lucana. Lo stesso dicasi per il grande Rocco Scotellaro e la questione contadina. Da allora, molto, quasi tutto è cambiato. E’ emotivamente coinvolgente il lavoro che fa Lucio Tufano su quel periodo (anni ’50-’60), rievocando quel gruppo di vivaci amici, pittori, scrittori, poeti e intellettuali che gravitavano attorno alla libreria del poeta Vito Riviello che hanno segnato una stagione irripetibile. Ricorderei anche Gian Domenico Giagni che per primo in Italia tradusse per Guanda le poesie di Prévert. Molto bello nello “Sconfittoriale” il repertorio fotografico. Invidiabile. Oggi, la nostra generazione, è dedita più all’autoscatto. A una forma di onanismo megalomane, sul web, su face-book, senza quell’allegria cameratesca che si legge negli occhi di quei ragazzi così creativi.
Però, è anche vero che dopo gli anni '70, qualcosa pure d'altro e di buono è accaduto: il gruppo di "Poesia '90" (Nico Nappa, Biagio Cappa, Leonardo D’Aria, Cinzia Valentini, Maria Teresa Imbriani, Anna Macchia, Rocco Nella, Giuseppe Zafarone e il sottoscritto) che negli anni 1985-1986 hanno operato attivamente a Potenza con letture pubbliche, poesie su manifesti murali, incontri con poeti di levatura nazionale. Il potentino Beppe Salvia a Roma, negli anni ottanta scriveva su “Prato pagano” e fondava con Marco Lodoli, Arnaldo Colasanti, Claudio Damiani la rivista “Braci”. Rocco Brindisi esordiva in un’antologia poetica nella mitica collana bianca dell’Einaudi. Raffaele Nigro pubblicava “I fuochi del Basento”, caso letterario per il clamoroso successo di pubblico e di critica. Vanno citati poi scrittori arrivati alla ribalta nazionale come Mimmo Sammartino, (Sellerio), Cinzia Zungolo, (Rizzoli), il giovane e poliedrico Andrea Di Consoli, (Rizzoli) Giuseppe Lupo (Marsilio), finalista al prossimo Campiello. Mariolina Venezia (Einaudi), che il Campiello l’ha vinto nel 2007. Gaetano Cappelli autore di un capolavoro come “Parenti Lontani” (già nel 2000 con Mondadori) e che, grazie alla sua scoperta recente di Antonio D’Orrico del Corsera, sta vivendo un gran momento di popolarità con la ristampa di tutta la sua opera mentre continua a sfornare nuovi romanzi col suo solito inconfondibile brio. Va citato anche, nel giornalismo, Camillo Langone (“Panorama”, “Il Foglio”), che è una penna acuta e felicemente atipica. Ma anche nell’arte, non dimenticherei i pittori del dopo Falciano, Castaldo, Lettieri, Guerricchio, Masi, Ranaldi. Penso in primis a Marco Santoro, Giovanni Cafarelli, Felice Lovisco, animatori, con Rino Cardone della rivista “Perimetro”, artisti come Gerardo Cosenza e Rocco Aristide Guarino. Ma molti altri ancora andrebbero citati, Enzo Bomba, Salvatore Comminiello per es., fino ai giovanissimi Silvio Giordano ed Elisa Laraia.
Sarebbe bello ci fosse oggi un Tufano, nato negli anni '60, capace di raccontare questa nuova storia artistica lucana. Nello “Sconfittoriale”, dopo aver, giustamente, molto bacchettato l’atteggiamento provinciale che sempre ostacola per insipienza o per invidia il talento locale, lo ignora, lo bistratta, lo confonde con la mediocrità diffusa, mettendo perfidamente (o per pura ignoranza) tutti sullo stesso piano, i bravi e i pessimi, secondo me, anche Lucio Tufano scivola, un po’, in quell’atteggiamento di negazione dei nuovi talenti, (da Après moi, le déluge), dopo la bella stagione che ha vissuto da protagonista. Diciamo che almeno un accenno su una storia che ha avuto un suo sviluppo, in chiusura del saggio, me l’aspettavo. O forse esulava dallo specifico compito che si era prefissato l’Autore. Certo, dopo gli anni sessanta, non c’è più stata una realtà culturale condivisa, a parte qualche episodio durato poco (il “Gruppo ‘90” dei poeti, o la rivista “Perimetro” e il “COSPIM”, collettivo di scultori, pittori, incisori, musicisti), ma nuovi talenti sono comunque emersi, per fortuna, solo che hanno fatto strade individuali, solitarie e per questo anche più dure. E rispetto a quella stagione, dove anche le identità politiche e ideologiche erano ben definite, (la DC, il PSI, il MSI, il PCI), oggi è ben più difficile schierarsi, oggi che il potere è nelle mani di una classe genericamente democristianizzata. Questo, di sicuro, ha acuito la solitudine degli artisti. Dove stanno i loro interlocutori? I loro valorizzatori? Da chi viene apprezzata in questa regione la cultura? Da quali politici, da quali intellettuali? Per fortuna, i più bravi, i riscontri li trovano altrove.
Segnalo, infine, all’editore e all’Autore un piccolo refuso (pag. 197). Il professore di Liceo a cui va un ringraziamento per la vita spesa per la cultura e per la scuola, insieme ai Tramice, Gagliardi, Franculli, Lichinchi, Tomasillo... è il Prof. Giuseppe Tramutoli (e non, Tramutola). Lo so per certo. Come lo so? Lo so perché era mio padre.
(uscito oggi su Il Quotidiano della Basilicata)
Bella epopea quella narrata nel brillante stile tufanesco in questo “Sconfittoriale”, Calice 2010. Lucio Tufano parte con slancio con un preambolo dallo sfiziosissimo titolo “Quando ti fotte il genio”. Pone la questione del talento e del successo. Cita dannunzianamente il caso (unico) di D’Annunzio. Sottolinea il valore che la letteratura ha dato alla figura degli sconfitti, inetti, perdenti, contrapposti al carrierismo dei conformisti organici al potere. Riprende poi la sua polemica sul levismo, spiegando come, una cosa è riconoscere l’importanza della figura di Carlo Levi, per quella generazione di intellettuali, in quel preciso periodo storico, un’altra, è continuare a vedere, ancora oggi, nel Cristo si è fermato a Eboli, un riferimento ineludibile, sul piano letterario, sociologico e antropologico per la realtà culturale lucana. Lo stesso dicasi per il grande Rocco Scotellaro e la questione contadina. Da allora, molto, quasi tutto è cambiato. E’ emotivamente coinvolgente il lavoro che fa Lucio Tufano su quel periodo (anni ’50-’60), rievocando quel gruppo di vivaci amici, pittori, scrittori, poeti e intellettuali che gravitavano attorno alla libreria del poeta Vito Riviello che hanno segnato una stagione irripetibile. Ricorderei anche Gian Domenico Giagni che per primo in Italia tradusse per Guanda le poesie di Prévert. Molto bello nello “Sconfittoriale” il repertorio fotografico. Invidiabile. Oggi, la nostra generazione, è dedita più all’autoscatto. A una forma di onanismo megalomane, sul web, su face-book, senza quell’allegria cameratesca che si legge negli occhi di quei ragazzi così creativi.
Però, è anche vero che dopo gli anni '70, qualcosa pure d'altro e di buono è accaduto: il gruppo di "Poesia '90" (Nico Nappa, Biagio Cappa, Leonardo D’Aria, Cinzia Valentini, Maria Teresa Imbriani, Anna Macchia, Rocco Nella, Giuseppe Zafarone e il sottoscritto) che negli anni 1985-1986 hanno operato attivamente a Potenza con letture pubbliche, poesie su manifesti murali, incontri con poeti di levatura nazionale. Il potentino Beppe Salvia a Roma, negli anni ottanta scriveva su “Prato pagano” e fondava con Marco Lodoli, Arnaldo Colasanti, Claudio Damiani la rivista “Braci”. Rocco Brindisi esordiva in un’antologia poetica nella mitica collana bianca dell’Einaudi. Raffaele Nigro pubblicava “I fuochi del Basento”, caso letterario per il clamoroso successo di pubblico e di critica. Vanno citati poi scrittori arrivati alla ribalta nazionale come Mimmo Sammartino, (Sellerio), Cinzia Zungolo, (Rizzoli), il giovane e poliedrico Andrea Di Consoli, (Rizzoli) Giuseppe Lupo (Marsilio), finalista al prossimo Campiello. Mariolina Venezia (Einaudi), che il Campiello l’ha vinto nel 2007. Gaetano Cappelli autore di un capolavoro come “Parenti Lontani” (già nel 2000 con Mondadori) e che, grazie alla sua scoperta recente di Antonio D’Orrico del Corsera, sta vivendo un gran momento di popolarità con la ristampa di tutta la sua opera mentre continua a sfornare nuovi romanzi col suo solito inconfondibile brio. Va citato anche, nel giornalismo, Camillo Langone (“Panorama”, “Il Foglio”), che è una penna acuta e felicemente atipica. Ma anche nell’arte, non dimenticherei i pittori del dopo Falciano, Castaldo, Lettieri, Guerricchio, Masi, Ranaldi. Penso in primis a Marco Santoro, Giovanni Cafarelli, Felice Lovisco, animatori, con Rino Cardone della rivista “Perimetro”, artisti come Gerardo Cosenza e Rocco Aristide Guarino. Ma molti altri ancora andrebbero citati, Enzo Bomba, Salvatore Comminiello per es., fino ai giovanissimi Silvio Giordano ed Elisa Laraia.
Sarebbe bello ci fosse oggi un Tufano, nato negli anni '60, capace di raccontare questa nuova storia artistica lucana. Nello “Sconfittoriale”, dopo aver, giustamente, molto bacchettato l’atteggiamento provinciale che sempre ostacola per insipienza o per invidia il talento locale, lo ignora, lo bistratta, lo confonde con la mediocrità diffusa, mettendo perfidamente (o per pura ignoranza) tutti sullo stesso piano, i bravi e i pessimi, secondo me, anche Lucio Tufano scivola, un po’, in quell’atteggiamento di negazione dei nuovi talenti, (da Après moi, le déluge), dopo la bella stagione che ha vissuto da protagonista. Diciamo che almeno un accenno su una storia che ha avuto un suo sviluppo, in chiusura del saggio, me l’aspettavo. O forse esulava dallo specifico compito che si era prefissato l’Autore. Certo, dopo gli anni sessanta, non c’è più stata una realtà culturale condivisa, a parte qualche episodio durato poco (il “Gruppo ‘90” dei poeti, o la rivista “Perimetro” e il “COSPIM”, collettivo di scultori, pittori, incisori, musicisti), ma nuovi talenti sono comunque emersi, per fortuna, solo che hanno fatto strade individuali, solitarie e per questo anche più dure. E rispetto a quella stagione, dove anche le identità politiche e ideologiche erano ben definite, (la DC, il PSI, il MSI, il PCI), oggi è ben più difficile schierarsi, oggi che il potere è nelle mani di una classe genericamente democristianizzata. Questo, di sicuro, ha acuito la solitudine degli artisti. Dove stanno i loro interlocutori? I loro valorizzatori? Da chi viene apprezzata in questa regione la cultura? Da quali politici, da quali intellettuali? Per fortuna, i più bravi, i riscontri li trovano altrove.
Segnalo, infine, all’editore e all’Autore un piccolo refuso (pag. 197). Il professore di Liceo a cui va un ringraziamento per la vita spesa per la cultura e per la scuola, insieme ai Tramice, Gagliardi, Franculli, Lichinchi, Tomasillo... è il Prof. Giuseppe Tramutoli (e non, Tramutola). Lo so per certo. Come lo so? Lo so perché era mio padre.
(uscito oggi su Il Quotidiano della Basilicata)
sabato 30 luglio 2011
Come sotto... a pag.85

Dal negozio inglese sulla Prospettiva Nevskij arrivava una processione ininterrotta di prodotti confortevoli e di qualità: torte di frutta, sali da bagno, carte da gioco, puzzle, blazer a righe, palle da tennis bianche come talco.
Nabokov, Parla, Ricordo, Adelphi 2010, pag. 88

In Incompreso, il destino di Humphrey ti faceva venire uno speciale groppo alla gola, ben più che nei racconti di Dickens o di Daudet (grandi inventori di groppi)...
Debolezze di Potenza

Potenza da Città della Cultura a
Città di Teri Volini
E' più di un anno ormai che sui muri cittadini campeggia un telo raffigurante la grandissima artista Teri Volini,nota per il suo grandissimo impegno ambientalista. Sulla foto c'è impresso lo slogan originalissimo: IO SONO UNO CON L'ARIA. Che dopo un paio di mesi diventa: IO SONO UNO CON L'ACQUA, e dopo altri due mesi: IO SONO UNO CON GLI ALBERI. Ora, calcolando le possibili varianti naturaliste, IO SONO UNO CON..... le nuvole, il sole, le stelle, la luna, le montagne, le pietre di fiume, i passerotti, le cicale, le formiche, le farfalle, il vento, la pioggia, la neve, la polvere,i cespugli,l'erba, i laghi, i falchi, i lombrichi e si potrebbe andare avanti per ore... calcolando tutte queste varianti, si può dedurre che l'effigie di Teri Volini, ci farà compagnia almeno fino al 2022, più o meno. Mi avvicino per capire chi firma e paga l'iniziativa. Leggo La Regione Basilicata, il Comune di Potenza e l'ACTA. Ah, ora capisco, l'ACTA, giustamente.
(pubbl. il 29.7.11 sul Quotidiano della Basilicata)
venerdì 29 luglio 2011
inventiva e ortopedia
Se sei
un poeta
eterodosso
prima o poi
qualcuno
ti romperà
qualche osso.
un poeta
eterodosso
prima o poi
qualcuno
ti romperà
qualche osso.
giovedì 28 luglio 2011
mercoledì 27 luglio 2011
Un incipit... oscillante

La culla dondola sopra un abisso e il buonsenso ci dice che la nostra
esistenza è solo un breve spiraglio di luce tra due eternità fatte di
tenebra.
(Vladimir Nabokov, Parla, ricordo, Adelphi 2010, pag. 21)
martedì 26 luglio 2011
domenica 24 luglio 2011
liberazione
Per chi scrive, la conquista di una propria intonazione, di una propria voce, è un avvenimento pari, in quanto a forza, alla liberazione...
Sergej Gandlevskij
(Poeti russi oggi, Schewiller 2008, pag.67)
Sergej Gandlevskij
(Poeti russi oggi, Schewiller 2008, pag.67)
eccesso di dolcezza

Datteri
Sono utti ttaccati
(Vasco Mirandola, Non urlare che mi rovini il prezzemolo!, Ed.dello Zibaldone,1990, pag.85).
sabato 23 luglio 2011
Schizofrenia
Papa dentro, Tedesco fuori.
Benedetto XVI in Vaticano
Ratzinger a Palazzo Madama.
Benedetto XVI in Vaticano
Ratzinger a Palazzo Madama.
venerdì 22 luglio 2011
La curia è peggiore del male, a volte.
La prima tangentopoli
cominciò con Chiesa.
Questa, con Papa.
cominciò con Chiesa.
Questa, con Papa.
Scusa Giosuè, vabbè?

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
van da San Guido in duplice filar
tutti me li son fatti
quando sbandai con la mia Jaguàr.
Giosuè Carducci, Davanti San Guido (da Sempre cara mi fu quest'ernia al colon, il libro dei Fincipit, a cura di A. Bonino e S. Andreoli, Mondadori 2007, pag.80)
L'ombra del falco obeso, di Gaetano Cappelli

Il romanzo breve, dal titolo lunghissimo, L’ombra del falco obeso e la Corvette di Springsteen ovvero Il potere delle maledizioni sul destino degli uomini con una stima molto ma molto approssimativa del loro tempo di realizzazione di Gaetano Cappelli, a me pare più un saggio, (oltre che di bravura), comico-antropologico che riassume, in chiave parodistica, usi, leggende, scaramanzie e rituali apotropaici che rimandano a quel cult di De Martino che è Sud e Magia.
Con la dovuta, direi, distanza ironica e di brillante cinismo di uno scrittore in grande forma. Da scompisciarsi l’uso di certi lessici, quello anglo-pietragallese della Maga Nancy o quello tursitano del Vate Innominabile. Precisa nella sua malinconica ilarità, la ricostruzione di uno di quei migliaia di premi di provincia con i suoi tipi fissi: il prof universitario che parla dei fatti suoi, l’organizzatore pasticcione, la bella presentatrice che non sa quel che dice, le patetiche celebrità locali e un’umanità varia che confluisce nell’inevitabile cena con le autorità e gli sponsor, ringraziati nell’estenuante discorso d’apertura. Una perla, un vero colpo d’ala (visto che nel racconto gli uccelli sono la chiave di tutto), è la citazione di una canzone dei Pink Floyd (Several Species of Small Furry Animal...)
(link pezzo http://youtu.be/RjbdjHmPcc4
costruita su una ruota di fonemi per spiegare una suggestione onomatopeica, magica, oniricornitologica, dove la reincarnazione diventa una dannazione, uno sberleffo ma anche una consolazione, a seconda dello sviluppo dei destini e dei casi della vita terrena degli uomini.
(pubblicato oggi su Il Quotidiano della Basilicata)
giovedì 21 luglio 2011
Gaetano Cappelli, L'ombra del falco obeso
...considerando come dall'età in cui si sogna che le donne ti dicano sì sia ormai passato a quella in cui si spera che dicano no.
(pag.76)
(pag.76)
mercoledì 20 luglio 2011
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