giovedì 13 gennaio 2011

John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.21









E qual è lo scopo dello scrivere musica? Ovviamente, un primo scopo è non impicciarsi di scopi bensì di suoni. Oppure la risposta può assumere la forma di un paradosso: un’intenzionale mancanza d’intenti o un gioco senza scopo. Però questo gioco sarà un’affermazione della vita, non un tentativo di ricavare l’ordine dal caos e nemmeno di suggerire miglioramenti nell’attività creativa, ma semplicemente una maniera di risvegliarci alla stessa vita che stiamo vivendo, che sarebbe straordinaria se soltanto riuscissimo a escludere la mente e i desideri, lasciando che scorra come vuole.

Temporali, zerozerosud 2002, pag.49













E' sempre meglio
una sterminata superficialità
di un'angusta e prevedibile
profondità.

martedì 11 gennaio 2011

John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.15









Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C’è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai. In certe circostanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione il più silenziosa possibile, cioè l’ambiente chiamato camera anecoica, sei pareti di materiale insonorizzante allestito in modo da ottenere una camera priva di echi. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che il suono ad alta frequenza era il mio sistema nervoso in funzione, quello basso era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni, e seguiteranno anche dopo la morte. Non c’è nulla da temere riguardo il futuro della musica.

J. Rodolfo Wilcock, Il reato di scrivere, Adelphi 2009, pp.29-30












Frasi come “Oggi mi sono alzato tardi” oppure “Proprio davanti a casa sono caduto per strada” sono già un racconto. In questa che è la sua forma più elementare, la narrativa non può scomparire, finché la lingua esiste; parlare quindi della morte del romanzo significa accennare, molto metaforicamente, alla possibilità, sempre presente, di una modificazione sostanziale di stile, tale da far credere che il romanzo, così come l’abbiamo conosciuto noi, sia momentaneamente scomparso. La sua essenza, invece, non può essere intaccata da alcuna moda, perché il romanzo, non appena si sente minacciato, ritorna alla sua condizione originaria di racconto...
Ma il desiderio di raccontare qualcosa è la condizione indispensabile, condizione che molti tendono a dimenticare. Non se ne può fare a meno: senza questa condizione non c’è romanzo, soltanto vaniloquio. Nemmeno i più audaci astrattisti del romanzo hanno potuto ignorare il fatto che qualcosa dovevano raccontare... Quindi, stabilito che romanzo è uno scritto nel quale si racconta qualcosa, e che se questo qualcosa manca non c’è romanzo, non resta molto da discutere... Il piacere di raccontare sta nel piacere di raccontare.

domenica 9 gennaio 2011

I Canti di Onan, Edizioni Ermes 1999, pag.84












Lamento di poeta

Per la volta ennesima
ho dovuto per pubblicarmi
usare la mia tredicesima.

sabato 8 gennaio 2011

Beppe Salvia, Un solitario amore, Fandango 2006, pag.143












punge di freddo la giacca nera, di gelo.

gli ombrelli si rivoltano nel vento, volano i bimbi
e verso il cielo! sembrano di gesso nero
e la lavagna bianca,

fiocca la neve i bimbi
fioccano nel cielo, rondini
d'inverno bimbi sciocchi fiocchi

Temporali, Zerozerosud 2002, pag.53













Fumo tabacco aromatico.
E' quasi mezzanotte.
Ha piovuto tutto il giorno.
Sono stato ore al cavalletto.
Ora vado a letto e per oggi
mi levo di torno.

giovedì 6 gennaio 2011

Dizionario dei luoghi ameni, Promo 2000, pag.27

EPIFANIA
Apparizione della calza perduta da un anno, quando ormai avete già buttato via l'altra.

mercoledì 5 gennaio 2011

Temporali, Zerozerosud 2002, pag.60













Si arrese alle sei di sera:
guardò la TV per sei ore
poi l'accese.
Quindi si distese sul divano
col suo gatto siamese.

martedì 4 gennaio 2011

Francesco Bonami, Si crede Picasso, Mondadori 2010, pag.66











Amiamo Hopper perché rappresenta l’archetipo del pittore moderno, solo davanti alla realtà, isolato individuo che osserva il mondo più come un cane che come un uomo. I suoi quadri hanno il punto di vista di un cane, racchiudono l’enigma di questo animale che ci osserva senza capire le relazioni che ci sono fra di noi. Gli uomini e le donne nei quadri di Hopper non sanno di essere guardati, nelle loro stanze credono di essere soli, non si accorgono che lì accucciato li guarda il loro cagnolino invisibile.

lunedì 3 gennaio 2011

Lampadina

Diffido sempre
di quelli
che eccedono
con gli aggettivi.
Anche se credono
d'essere ancora vivi.

domenica 2 gennaio 2011

Monicelli e gli amici









Il fatto che uno come Mario Monicelli, come racconta Carlo Verdone, lo si vedeva mangiar da solo al ristorante e che pone fine alla sua vita lanciandosi da una finestra, ha molto a che vedere, mi pare, col valore degli amici e dei familiari nell'esistenza profonda di una persona ipersensibile.

Paolo Nori, Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, 4a di copertina











Secondo me, adesso io non son pratico, ma secondo me anche il capo dello stato, per il suo discorso dell'ultimo dell'anno, se lui pe esempio cominciasse dicendo Cari italiani, quando comprate un uccello, guardate se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello.
Sarebbe un grande inizio, per un discorso di un capo dello stato.

sabato 1 gennaio 2011

Temporali, zerozerosud 2002, pag.63













In un alveare
l'ape regina
la distingui subito
dall'ape rugina:
non ha cioccolato addosso
nè il bigliettino col paradosso.

mercoledì 29 dicembre 2010

Paolo Nori, Bassotuba non c’è, DeriveApprodi 1999, pp.22-23














Tu dici tanto dietro al cinema, Pasolini, Wim Wenders, alla televisione, e la letteratura, allora? La televisione lasciamola stare, per cortesia. Il cinema, ti
succedono due cose, se vai al cinema. La prima, ti succede che poi ti fanno delle domande. Ti chiedono Hai visto Film blu? Sì, devi dire. Ti è piaciuto, ti chiedono. No, devi dire. Ma dài, ti dicono. Eh, gli dici. A me è piaciuto, ti dicono. Ma dài, devi dire. Sì, ti dicono. Molto bello, ti dicono. Allora tu devi chiedere Hai visto Film rosso? No, ti dicono. No? devi dire. No, ti dicono, l’ho perso. Peccato, devi dire. Dopo ti chiedono Ti è piaciuto Film bianco? Sì, devi dire. Sì? chiedono. No, devi dire, scusa. Ah, ti dicono. Queste conversazioni, si può anche far senza, nella mia vita. La seconda cosa che ti succede quando vai al cinema è che te vai al cinema a vedere un film sulla rivoluzione, vieni fuori che ti sembra di aver fatto la rivoluzione. Allora, dopo, vai a casa come uno che ha appena fatto la rivoluzione. Cosa deve fare, uno che ha appena fatto la rivoluzione? Niente. Va a letto. A riposarsi. Che te ha un bel dire, dopo Scantatevi, che vi stanno sfruttando. Che fate una vita di merda, scantatevi. Quelli ti guardano come se loro fossero Robespierre e Marat. E tu, un deficiente. Ti guardano come si guarda un matto. Loro,
convinti di aver fatto la rivoluzione, pensano che sei tu, il matto. Li senti, come dicono Ho visto il film su Sacco e Vanzetti? Lo dicono come se fossero andati in America a bruciarsi davanti al tribunale, per Sacco e Vanzetti.
E la letteratura?
La letteratura no. La letteratura, ti sveglia. Ti fai delle domande, con la letteratura. Che li ho visti, gli studenti di russo del secondo anno. Si vedeva, da come entravano in facoltà, che avevano appena letto Delitto e castigo. Si vedeva, da come piegavano la testa, che pensavano Ma io, sono un insetto? Cosa farò, io, nella mia vita? Una vita da cimice o da Napoleone? Dopo, di solito, si scordano. Fanno carriera. Al massimo, fondano un cineclub, dopo.

lunedì 27 dicembre 2010

Masticare il mistico

La settimana
enigmastica:
Buon Alka Seltzer
a tutti!





(su QdB di oggi, dove il redattore non ha capito l'enigma del masticare tanto-in un periodo che dovrebbe essere mistico- e "l'enigmastica" è rimasta, banalmente, "enigmistica". Non c'è più rispetto per i calembouristi, sigh)

domenica 26 dicembre 2010

GATTI ANARCHICI

Tra incontri e comizi
emergono umani vizi
strategie e osceni patti.
Sembra incredibile
l’autonomia, lo stile
e la dignità dei gatti.

PURTROPPO

Morto un Papa
se ne fa un altro
… purtroppo.

ANGOLATURE

Essere acuto
con gli ottusi?
Meglio allora
restare muto.

TOGLI LEVI

Oh intellettuale
meridionalista
carlolevista
per migliorarla
la vista
studiati per un po’
almeno Totò.

PER UN CAPOREDATTORE SPELACCHIATO

Oh collezionista di palle di vetro con la neve
dalla voce acuta come quella di Yoghi
tu che sempre confondi
il pubblico col privato
pur essendo nato re
quando canti
sei stonato.



(a un ex caporedattore rai3 che per fortuna ha fatto la valigia)

CHI LA DIURESI LA VINCE

Minzione speciale
a Zanzotto
(sì)
che in una sua poesia
di Conglomerati
chiama "mitto"
far la pipì.

V.Marsilia & C.Missaglia, Come si ride a Napoli! B.C.Dalai editore 2010, pp.144-145











ARRABBIATI CANAGLIA
(Pisano - Cioffi)


Per tre anni ho sopportato
Tutto quel ch'hai fatto a me,
e vivevo innamorato,
genuflesso, innanzi a te.
Ero scemo e non sapevo
Che nel mondo c'esisteva
'na ragazza più graziosa,
più vezzosa, più formosa
e cchiù parpacchiosa e te.

T'è perduto ll'occasione
E mangiate 'o limone...
Teh... teh... teh...

Addò 'o truove un bel maschione?
E mangiate 'o limone
Teh... teh... teh...

'Sta ragazza che ho trovato
è 'na cosa 'a stravedé'...
E po' po' -te te- tèè - mammà ma'
Cierti ccò - cierti cose belle che
non tiene tu
Nfru.

Arrabbiati canaglia
Ca dimane vaie 'o serraglio
Io faccio il matrimonio
E tu vai in manicomio.

Mi mettevi sempre all'uscio,
mi scacciavi... ma perché?
Mi chiamavi coso muscio,
battilocchio, scimpanzé.
Questa invece si fa amare,
mi fa uscire, mi fa entrare,
mi pazzea, mi sciascèa,
mi recrea, sbronzolèa,
e m'ha fatto scurdà 'e te.

T'è perduto ll'occasione
E mangiate 'o limone...
Teh... teh... teh...

Addò 'o truove un bel maschione?
E mangiate 'o limone
Teh... teh... teh...

Arrabbiati canaglia
Ca dimane vaie 'o serraglio
Io faccio il matrimonio
E tu vai in manicomio.

giovedì 23 dicembre 2010

Paolo Nori, Bassotuba non c’è, DeriveApprodi 1999, pp.143-144












... E tu sei una persona sensibile?
Sì. Ma in modo diverso rispetto a come si intende normalmente la cosa. Che quando si dice E’ una persona sensibile, lo si dice in genere con due significati, uno positivo, uno negativo. Quello positivo, significa una persona dotata di una certa acutezza di spirito, uno che capisce le sfumature degli avvenimenti e dei comportamenti senza bisogno di parole o atti inequivocabili. Quello negativo indica una persona debole, incapace di affrontare i problemi che nascono dai rapporti interpersonali.
E tu, invece?
Io, un’altra cosa. Si dice, di uno che ha molto viaggiato o molto studiato, che ha la mente aperta. Ecco, una persona sensibile, secondo me, è una persona che ha il sentimento aperto, che ha una forte reazione sentimentale a quello che gli succede intorno. Questa persona, se vuole vivere in una società, deve imparare prima di tutto a essere flessibile. Perché quando il sentimento è aperto, poi entra di tutto.
Allora, tenere tutto dentro, non si può. Che come ci sono dei pensieri talmente ossessivi che restano nella tua testa ti possono fare impazzire, così ci sono dei sentimenti talmente strazianti che se li tieni dentro ti si apre la pancia. Allora, se sei flessibile, la tua pancia diventa una specie di magazzino, dal quale entrano ed escono continuamente dei sentimenti.
E allora?
Allora quando entra un sentimento, nella tua pancia, ti cambia. E quando esce un sentimento, dalla tua pancia, ti cambia. E sei stato in Russia, che la Russia alcune cose te le insegna, se sei stato in Russia sei tornato indietro con un’idea dell’esteriorità diversa, rispetto a quando c’eri stato. Tu torni indietro che non ti importa di nascondere niente, esteriormente. Se tu vai in Russia, vestirti bene non ha più importanza. Sarà la vodka, saranno i cavoli, non lo so, so che succede così. Allora per quello poi la gente si accorge che cambi, perché cambi sempre e non vuoi dimostrare che non sei cambiato...

mercoledì 22 dicembre 2010

Quesito

Ma come fanno
a tirare avanti
gli astemi?