Lo so, lo so, che la foto è un po' sfocata... ma non ne ho altre, pardon
giovedì 7 luglio 2011
Inedito d'Autore di oggi con il Corsera
Leggo questo raccontino di Edoardo Nesi, "Miracolo inevitabile", non è manco brutto. A parte l'incipit imbarazzante, con quella pausa impregnata d'enfasi, teatrale, alla Baricco: L'inverno, all'improvviso. Si tratta di una partita di pallone su un campetto di periferia, tra una squadra di poveri e una di benestanti. Il miracolo è un pallonetto da quaranta metri che chiude la partita e il racconto. Peccato che dentro ci siano cose come queste: "Sortono" per dire escono, "a quell’età, per Dio, non si è mai stanchi", (per Dio?), una Francesca che l' autore si scorda dopo due pagine di aver già nominato, come se non l’avesse manco riletto, il suo racconto. E un gioco sumero, (far uscire la sabbia dai pugni chiusi) che cita, stucchevolmente, tre volte in tre pagine, a cui si dedica il ragazzino in porta, prima di essere sorpreso da questo miracoloso pallonetto. Parafrasando il poeta, Tu chiamale se vuoi, distrazioni...
PS
Nel frattempo, questo fuoriclasse, ha vinto il premio Strega. Auguri!
PS
Nel frattempo, questo fuoriclasse, ha vinto il premio Strega. Auguri!
mercoledì 6 luglio 2011
Francis Bacon, La brutalità dele cose, Quaderni di Pier Paolo Pasolini, 1991, pag.94

Ci sono giorni in cui il lavoro sembra venire con grande facilità: ma non accade spesso e non dura a lungo. E non so se è meglio di quando lavoro per disperazione, per frustrazione. Se le cose vanno male, ci si sente più liberi di guastare tutto aggiungendo altro colore alle immagini appena fatte. C'è più abbandono ed è per questo, forse, che la disperazione serve di più. Per disperazione uno si ritrova a fare qualcosa di più radicale, ad accettare di più il rischio.
domenica 3 luglio 2011
alla maniera di Emily Dickinson
Questa
è la mia lettera al mondo
per dire che tanto
se pure mi scrive
io non rispondo.
è la mia lettera al mondo
per dire che tanto
se pure mi scrive
io non rispondo.
domenica 19 giugno 2011
Wiliam Hazlitt, Sull'ignoranza delle persone colte, Fazi 2001

Non facendo come fanno gli altri, ci tagliamo fuori dalla compagnìa e dalla società. Parliamo un'altra lingua, abbiamo opinioni nostre tutte particolari, e siamo trattati come se fossimo di un'altra razza.
(pag. 100-101)
lunedì 13 giugno 2011
una poesia di Beppe Salvia

Ritorna come un gatto malinteso
a tutti il gatto mio stasera
alle sue fusa, un farlingotto amico
che mi pare specchiarmi in quei
grand'occhi, troppi discorsi vani
e poca arte io il mio gatto
sproloquiammo in vita.
domenica 12 giugno 2011
Noi e i governi
E in un altro discorso, celebre, il discorso in occasione del Nobel per la letteratura che gli hanno assegnato, Brodskij scrive:Il compito di un uomo, si tratti di uno scrittore o di un lettore, sta prima di tutto nel vivere una vita propria, di cui sia padrone, non già una vita imposta o prescritta dall'esterno, per quanto nobile possa essere all'apparenza.
(Paolo Nori, op. cit, pag.190)
La Mina divagante

Un altro libro di discorsi pubblici che contiene quel gioiello di "Noi e i governi" che andrebbe diffuso nelle scuole per la sua potenza etica. Il solito Nori (la Mina divagante della letteratura italiana) che prendendo strade laterali, sentieri poco battuti, facendo percorsi strani e stranianti arriva alla fine (facendoci pensare, sorridere, emozionare) diritto alla meta. O, come direbbe un cronista sportivo, portando a casa il risultato. O, come direbbe un consulente azionario, ottimizzando il profitto diversificando gli investimenti. O, come direi io, dimostrando come quello che unisce due punti (la premessa e la conclusione) non è sempre una linea retta euclidea. O, come direbbe il muratore, usando la livella e il filo a piombo.
(Paolo Nori, La meravigliosa utilità del filo a piombo, Marcos Y Marcos 2011)
Una microrecensione

Un gioiello di humour e di struggimento sentimentale. Il bambino,Saša, è indimenticabile. La nonna, spassosa nel suo cinismo amorevole. Con una cinquantina di pagine in meno -dove l'autore indulge in ripetizioni e deliri- a mio parere, (di chi sennò), sarebbe stato più intenso e potente. Un gran bel romanzo di un esordiente che ha nella sua scrittura tutta la forza suggestiva, paradossale, poetica, della grande letteratura russa.
(Pavel Sanaev, Seppelitemi dietro il battiscopa, Nottetempo 2011)
Un incipit

A N., piccola città di provincia, così tante erano le botteghe di barbiere e le imprese di pompe funebri da far pensare che i suoi abitanti venissero al mondo con l'unico scopo di farsi la barba, tagliarsi i capelli, ungersi la testa con brillantine rinfrescanti e, quindi, morire.
(Il'F Il'Jà; Petrov Evgenij, Le dodici sedie, Bur 2007)
Paradossi

Le persone che hanno meno idee di tutti sono gli scrittori e i lettori. È meglio non sapere né leggere né scrivere che non saper fare altro che questo.
(incipit)
Il principale svantaggio di sapere di più, e di vedere più lontano degli altri, in genere è di non essere compresi. Chi è intellettualmente dotato tende ad esprimersi per paradossi, e questo lo colloca subito fuori la portata del lettore comune.
William Hazlitt, (Sull'ignoranza delle persone colte , Fazi 2001, pag.100)
sabato 11 giugno 2011
venerdì 10 giugno 2011
sabato 15 gennaio 2011
Onde per cui si muove il mare, Ermes 1999, 2a ed.,pag.48
giovedì 13 gennaio 2011
John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.21

E qual è lo scopo dello scrivere musica? Ovviamente, un primo scopo è non impicciarsi di scopi bensì di suoni. Oppure la risposta può assumere la forma di un paradosso: un’intenzionale mancanza d’intenti o un gioco senza scopo. Però questo gioco sarà un’affermazione della vita, non un tentativo di ricavare l’ordine dal caos e nemmeno di suggerire miglioramenti nell’attività creativa, ma semplicemente una maniera di risvegliarci alla stessa vita che stiamo vivendo, che sarebbe straordinaria se soltanto riuscissimo a escludere la mente e i desideri, lasciando che scorra come vuole.
martedì 11 gennaio 2011
John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.15

Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C’è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai. In certe circostanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione il più silenziosa possibile, cioè l’ambiente chiamato camera anecoica, sei pareti di materiale insonorizzante allestito in modo da ottenere una camera priva di echi. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che il suono ad alta frequenza era il mio sistema nervoso in funzione, quello basso era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni, e seguiteranno anche dopo la morte. Non c’è nulla da temere riguardo il futuro della musica.
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