martedì 11 gennaio 2011

John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.15









Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C’è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai. In certe circostanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione il più silenziosa possibile, cioè l’ambiente chiamato camera anecoica, sei pareti di materiale insonorizzante allestito in modo da ottenere una camera priva di echi. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che il suono ad alta frequenza era il mio sistema nervoso in funzione, quello basso era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni, e seguiteranno anche dopo la morte. Non c’è nulla da temere riguardo il futuro della musica.

J. Rodolfo Wilcock, Il reato di scrivere, Adelphi 2009, pp.29-30












Frasi come “Oggi mi sono alzato tardi” oppure “Proprio davanti a casa sono caduto per strada” sono già un racconto. In questa che è la sua forma più elementare, la narrativa non può scomparire, finché la lingua esiste; parlare quindi della morte del romanzo significa accennare, molto metaforicamente, alla possibilità, sempre presente, di una modificazione sostanziale di stile, tale da far credere che il romanzo, così come l’abbiamo conosciuto noi, sia momentaneamente scomparso. La sua essenza, invece, non può essere intaccata da alcuna moda, perché il romanzo, non appena si sente minacciato, ritorna alla sua condizione originaria di racconto...
Ma il desiderio di raccontare qualcosa è la condizione indispensabile, condizione che molti tendono a dimenticare. Non se ne può fare a meno: senza questa condizione non c’è romanzo, soltanto vaniloquio. Nemmeno i più audaci astrattisti del romanzo hanno potuto ignorare il fatto che qualcosa dovevano raccontare... Quindi, stabilito che romanzo è uno scritto nel quale si racconta qualcosa, e che se questo qualcosa manca non c’è romanzo, non resta molto da discutere... Il piacere di raccontare sta nel piacere di raccontare.