domenica 3 luglio 2011

alla maniera di Emily Dickinson

Questa
è la mia lettera al mondo
per dire che tanto
se pure mi scrive
io non rispondo.

domenica 19 giugno 2011

notturno, acrilico su stoffa su tela 50x70, 2006

pesci e gatti, acrilico 80x100, 2004

dubbio

Ogni volta
che una mosca
mi ronza attorno
me lo chiedo:
Ma fossi diventato
uno stronzo?

Wiliam Hazlitt, Sull'ignoranza delle persone colte, Fazi 2001








Non facendo come fanno gli altri, ci tagliamo fuori dalla compagnìa e dalla società. Parliamo un'altra lingua, abbiamo opinioni nostre tutte particolari, e siamo trattati come se fossimo di un'altra razza.

(pag. 100-101)

lunedì 13 giugno 2011

una poesia di Beppe Salvia


Ritorna come un gatto malinteso
a tutti il gatto mio stasera
alle sue fusa, un farlingotto amico
che mi pare specchiarmi in quei
grand'occhi, troppi discorsi vani
e poca arte io il mio gatto
sproloquiammo in vita.

domenica 12 giugno 2011

Noi e i governi

E in un altro discorso, celebre, il discorso in occasione del Nobel per la letteratura che gli hanno assegnato, Brodskij scrive:
Il compito di un uomo, si tratti di uno scrittore o di un lettore, sta prima di tutto nel vivere una vita propria, di cui sia padrone, non già una vita imposta o prescritta dall'esterno, per quanto nobile possa essere all'apparenza.


(Paolo Nori, op. cit, pag.190)

La Mina divagante


Un altro libro di discorsi pubblici che contiene quel gioiello di "Noi e i governi" che andrebbe diffuso nelle scuole per la sua potenza etica. Il solito Nori (la Mina divagante della letteratura italiana) che prendendo strade laterali, sentieri poco battuti, facendo percorsi strani e stranianti arriva alla fine (facendoci pensare, sorridere, emozionare) diritto alla meta. O, come direbbe un cronista sportivo, portando a casa il risultato. O, come direbbe un consulente azionario, ottimizzando il profitto diversificando gli investimenti. O, come direi io, dimostrando come quello che unisce due punti (la premessa e la conclusione) non è sempre una linea retta euclidea. O, come direbbe il muratore, usando la livella e il filo a piombo.

(Paolo Nori, La meravigliosa utilità del filo a piombo, Marcos Y Marcos 2011)

Una microrecensione


Un gioiello di humour e di struggimento sentimentale. Il bambino,Saša, è indimenticabile. La nonna, spassosa nel suo cinismo amorevole. Con una cinquantina di pagine in meno -dove l'autore indulge in ripetizioni e deliri- a mio parere, (di chi sennò), sarebbe stato più intenso e potente. Un gran bel romanzo di un esordiente che ha nella sua scrittura tutta la forza suggestiva, paradossale, poetica, della grande letteratura russa.


(Pavel Sanaev, Seppelitemi dietro il battiscopa, Nottetempo 2011)

Un incipit







A N., piccola città di provincia, così tante erano le botteghe di barbiere e le imprese di pompe funebri da far pensare che i suoi abitanti venissero al mondo con l'unico scopo di farsi la barba, tagliarsi i capelli, ungersi la testa con brillantine rinfrescanti e, quindi, morire.





(Il'F Il'Jà; Petrov Evgenij, Le dodici sedie, Bur 2007)

Paradossi








Le persone che hanno meno idee di tutti sono gli scrittori e i lettori. È meglio non sapere né leggere né scrivere che non saper fare altro che questo.

(incipit)




Il principale svantaggio di sapere di più, e di vedere più lontano degli altri, in genere è di non essere compresi. Chi è intellettualmente dotato tende ad esprimersi per paradossi, e questo lo colloca subito fuori la portata del lettore comune.


William Hazlitt, (Sull'ignoranza delle persone colte , Fazi 2001, pag.100)

sabato 11 giugno 2011

venerdì 10 giugno 2011

ciao

Quando trovi lo spazio
poi ti manca il tempo.

sabato 15 gennaio 2011

Onde per cui si muove il mare, Ermes 1999, 2a ed.,pag.48












Gli diede un'ultima possibilità.
Gli disse:
stai zitto ora
o taci per sempre.

giovedì 13 gennaio 2011

John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.21









E qual è lo scopo dello scrivere musica? Ovviamente, un primo scopo è non impicciarsi di scopi bensì di suoni. Oppure la risposta può assumere la forma di un paradosso: un’intenzionale mancanza d’intenti o un gioco senza scopo. Però questo gioco sarà un’affermazione della vita, non un tentativo di ricavare l’ordine dal caos e nemmeno di suggerire miglioramenti nell’attività creativa, ma semplicemente una maniera di risvegliarci alla stessa vita che stiamo vivendo, che sarebbe straordinaria se soltanto riuscissimo a escludere la mente e i desideri, lasciando che scorra come vuole.

Temporali, zerozerosud 2002, pag.49













E' sempre meglio
una sterminata superficialità
di un'angusta e prevedibile
profondità.

martedì 11 gennaio 2011

John Cage, Silenzio, Shake edizioni 2010, pag.15









Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C’è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai. In certe circostanze tecniche potrebbe essere auspicabile ottenere una situazione il più silenziosa possibile, cioè l’ambiente chiamato camera anecoica, sei pareti di materiale insonorizzante allestito in modo da ottenere una camera priva di echi. Parecchi anni fa a Harvard sono stato in uno spazio del genere e ho sentito due suoni, uno alto e uno basso, e quando li ho descritti al tecnico incaricato questi mi ha spiegato che il suono ad alta frequenza era il mio sistema nervoso in funzione, quello basso era la circolazione del sangue. Sino alla fine dei miei giorni ci saranno suoni, e seguiteranno anche dopo la morte. Non c’è nulla da temere riguardo il futuro della musica.

J. Rodolfo Wilcock, Il reato di scrivere, Adelphi 2009, pp.29-30












Frasi come “Oggi mi sono alzato tardi” oppure “Proprio davanti a casa sono caduto per strada” sono già un racconto. In questa che è la sua forma più elementare, la narrativa non può scomparire, finché la lingua esiste; parlare quindi della morte del romanzo significa accennare, molto metaforicamente, alla possibilità, sempre presente, di una modificazione sostanziale di stile, tale da far credere che il romanzo, così come l’abbiamo conosciuto noi, sia momentaneamente scomparso. La sua essenza, invece, non può essere intaccata da alcuna moda, perché il romanzo, non appena si sente minacciato, ritorna alla sua condizione originaria di racconto...
Ma il desiderio di raccontare qualcosa è la condizione indispensabile, condizione che molti tendono a dimenticare. Non se ne può fare a meno: senza questa condizione non c’è romanzo, soltanto vaniloquio. Nemmeno i più audaci astrattisti del romanzo hanno potuto ignorare il fatto che qualcosa dovevano raccontare... Quindi, stabilito che romanzo è uno scritto nel quale si racconta qualcosa, e che se questo qualcosa manca non c’è romanzo, non resta molto da discutere... Il piacere di raccontare sta nel piacere di raccontare.

domenica 9 gennaio 2011

I Canti di Onan, Edizioni Ermes 1999, pag.84












Lamento di poeta

Per la volta ennesima
ho dovuto per pubblicarmi
usare la mia tredicesima.

sabato 8 gennaio 2011

Beppe Salvia, Un solitario amore, Fandango 2006, pag.143












punge di freddo la giacca nera, di gelo.

gli ombrelli si rivoltano nel vento, volano i bimbi
e verso il cielo! sembrano di gesso nero
e la lavagna bianca,

fiocca la neve i bimbi
fioccano nel cielo, rondini
d'inverno bimbi sciocchi fiocchi

Temporali, Zerozerosud 2002, pag.53













Fumo tabacco aromatico.
E' quasi mezzanotte.
Ha piovuto tutto il giorno.
Sono stato ore al cavalletto.
Ora vado a letto e per oggi
mi levo di torno.