domenica 13 novembre 2011
Talking Heads - "This Must Be The Place" (Naive Melody)
La musica può essere pericolosa - intervista di D'Orrico a Paolo Sorrentino
http://video.corriere.it/bambino-50-anni/bf8ccdc2-f66d-11e0-abf0-c6818ffd4921
sabato 12 novembre 2011
venerdì 11 novembre 2011
da La poesia e lo spirito sempre Gavin Bryars su Jesus Blood Never Failed Me Yet
Il sangue di Gesù non mi ha mai tradito (Jesus’ Blood Never Failed Me Yet)
Pubblicato da roberto plevano su settembre 28, 2008
di Gavin Bryars
Nel 1971 mentre vivevo a Londra, stavo lavorando con un amico, Alan Power, intorno a un film sulla gente che viveva sulla strada nella zona attorno a Elephant and Castle e la stazione Waterloo. Quando erano ripresi, alcuni si mettevano a cantare canzoni da ubriachi – qualche volta pezzi di opere, qualche volta ballate sentimentali – e uno di loro, uno che in realtà non beveva, cantò una canzone religiosa, “Jesus’ Blood Never Failed Me Yet”. Questo pezzo alla fine non fu usato nel film e tutte le parti inutilizzate del nastro mi furono consegnate, compresa questa.
Quando la suonai a casa, scoprii che il canto di quell’uomo era in tono col mio piano, e improvvisai un breve acccompagnamento. Notai anche che la prima sezione della canzone – 13 battute in lunghezza – formava un efficace loop che si ripeteva in modo sottilmente imprevedibile. Portai il nastro a Leicester, dove lavoravo nella Facoltà di Belle Arti, e copiai il loop in una bobina continua, pensando di aggiungerci magari un accompagnamento orchestrale. La porta della sala di registrazione dava su una dei grandi laboratori di pittura e lasciai il nastro a copiare con la porta aperta mentre uscivo per un caffè. Tornando trovai la sala, che normalmente è molto animata, calma in modo innaturale. La gente si muoveva molto più lentamente del solito e alcuni stavano seduti da soli, piangevano in silenzio.
Mi stupii, e poi mi accorsi che il nastro stava ancora suonando, e che tutti si erano commossi a sentire quell’uomo cantare. Questo mi convinse del potere emotivo della musica e delle possibilità aperte con l’aggiunta di un semplice, anche se gradualmente in crescendo, accompagnamento orchestrale che rispetti la nobiltà e la fede semplice del vagabondo. Sebbene sia morto prima di poter ascoltare quello che avevo composto con il suo canto, il pezzo rimane un’eloquente, anche se contenuta, testimonianza del suo spirito e del suo ottimismo.
Il pezzo fu inciso in origine per la Obscure label di Brian Eno nel 1975, e per Point Records nel 1993 in una versione profondamente rivista ed estesa. La versione fatta dal mio gruppo fu composta per l’occasione nel 1993 nell’ultima incisione.
Pubblicato da roberto plevano su settembre 28, 2008
di Gavin Bryars
Nel 1971 mentre vivevo a Londra, stavo lavorando con un amico, Alan Power, intorno a un film sulla gente che viveva sulla strada nella zona attorno a Elephant and Castle e la stazione Waterloo. Quando erano ripresi, alcuni si mettevano a cantare canzoni da ubriachi – qualche volta pezzi di opere, qualche volta ballate sentimentali – e uno di loro, uno che in realtà non beveva, cantò una canzone religiosa, “Jesus’ Blood Never Failed Me Yet”. Questo pezzo alla fine non fu usato nel film e tutte le parti inutilizzate del nastro mi furono consegnate, compresa questa.
Quando la suonai a casa, scoprii che il canto di quell’uomo era in tono col mio piano, e improvvisai un breve acccompagnamento. Notai anche che la prima sezione della canzone – 13 battute in lunghezza – formava un efficace loop che si ripeteva in modo sottilmente imprevedibile. Portai il nastro a Leicester, dove lavoravo nella Facoltà di Belle Arti, e copiai il loop in una bobina continua, pensando di aggiungerci magari un accompagnamento orchestrale. La porta della sala di registrazione dava su una dei grandi laboratori di pittura e lasciai il nastro a copiare con la porta aperta mentre uscivo per un caffè. Tornando trovai la sala, che normalmente è molto animata, calma in modo innaturale. La gente si muoveva molto più lentamente del solito e alcuni stavano seduti da soli, piangevano in silenzio.
Mi stupii, e poi mi accorsi che il nastro stava ancora suonando, e che tutti si erano commossi a sentire quell’uomo cantare. Questo mi convinse del potere emotivo della musica e delle possibilità aperte con l’aggiunta di un semplice, anche se gradualmente in crescendo, accompagnamento orchestrale che rispetti la nobiltà e la fede semplice del vagabondo. Sebbene sia morto prima di poter ascoltare quello che avevo composto con il suo canto, il pezzo rimane un’eloquente, anche se contenuta, testimonianza del suo spirito e del suo ottimismo.
Il pezzo fu inciso in origine per la Obscure label di Brian Eno nel 1975, e per Point Records nel 1993 in una versione profondamente rivista ed estesa. La versione fatta dal mio gruppo fu composta per l’occasione nel 1993 nell’ultima incisione.
Luca Sofri su Jesus Blood Never Failed Me Yet
Il natale del barbone
Luca Sofri
A Natale, mi chiamano i parenti. Ogni anno. Che c'è di strano, direte voi. È che non mi fanno gli auguri. Si dimenticano. Mi hanno chiamato solo per un motivo. Sanno che scrivo di musica e hanno un sacco di regali da fare. Mi consigli dei cd da regalare?, dicono. Se esito, se mi diffondo in alternative, si seccano. Vogliono andare a colpo sicuro, entrare nel negozio con un foglietto e i nomi. Quest'anno mi sono preparato. Dirò "Is a woman" dei Lambchop ai più anziani, e "Unplugged" di Lauryn Hill ai più giovani. Risolto. Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo parlare del fatto che qualche volta, dopo Natale, qualcuno mi chiama per ringraziare. Un ottimo consiglio, dicono, è stato molto apprezzato. Bene: nove anni fa mi richiamarono tutti. Tutti: mia madre, le mie tre zie, mio fratello, mia cugina, la mia matrigna, quattro amici, il mio ex professore di storia dell'arte. Un successone. Che avevo fatto? Gli avevo raccontato una storia.
La storia è questa. Gavin Bryars è un musicista contemporaneo non facile da etichettare. Nei negozi quando ce l'hanno lo mettono a volte nel reparto classica, a volte in quello jazz, a volte nelle colonne sonore, a volte dove capita. Ha fatto musiche per opere teatrali, per film, per programmi tv, opere classiche a se stanti, progetti d'avanguardia. Una volta stava girando per Londra con un registratore in cerca di suoni per un programma della BBC. Si imbattè in un barbone forse ubriaco che trascinava ripetitivamente tra i pochi denti una canzoncina. Non era proprio una canzoncina. Una specie di canto religioso: diceva "Il sangue di Gesù non mi ha mai tradito finora", e lo ridiceva, e lo ridiceva. Bryars si portò a casa il suo nastro e lo tenne lì. Ogni tanto lo riascoltava e ci pensava su.
"Jesus blood never failed me yet" fu pubblicato nel 1993. Dura settantatrè minuti. Per settantatrè minuti si ripete circa centocinquanta volte la stessa strofa sottratta quella notte alla voce del barbone londinese, campionata e ripetuta per tutta l'opera e accompagnata da un arrangiamento orchestrale sempre più denso, che parte da pochi archi e si arricchisce man mano di altri strumenti, cori, e infine una seconda voce solista che chiude la composizione sottobraccio al barbone. Una voce straordinaria, e la più associabile a quella di un barbone ubriaco, avrà pensato Bryars prima di telefonare a Tom Waits. Il disco è straordinario, unico, notturno, struggente. E natalizio.
Quando spiego loro di cosa è fatto, i parenti sorridono. Diffidano. Sai che noia, vorrebbero dire. Come voi adesso. Non hai niente di più normale? Poi lo ascoltano, e sorridono ancora. Alcuni fingono di addormentarsi, per prendermi in giro. Dopo lo riascoltano, e ancora. Poi, una sera che mi hanno invitato a cena, glielo trovo accanto allo stereo. Mi affaccio alla cucina dove il padrone di casa sta lavorando con un mestolo e una pentola, e il grembiule attorno alla vita, e glielo sventolo davanti agli occhi. Sorridono ancora. L'hanno comprato; dopo lunghe ricerche, perché non è facile da trovare.
Luca Sofri
A Natale, mi chiamano i parenti. Ogni anno. Che c'è di strano, direte voi. È che non mi fanno gli auguri. Si dimenticano. Mi hanno chiamato solo per un motivo. Sanno che scrivo di musica e hanno un sacco di regali da fare. Mi consigli dei cd da regalare?, dicono. Se esito, se mi diffondo in alternative, si seccano. Vogliono andare a colpo sicuro, entrare nel negozio con un foglietto e i nomi. Quest'anno mi sono preparato. Dirò "Is a woman" dei Lambchop ai più anziani, e "Unplugged" di Lauryn Hill ai più giovani. Risolto. Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo parlare del fatto che qualche volta, dopo Natale, qualcuno mi chiama per ringraziare. Un ottimo consiglio, dicono, è stato molto apprezzato. Bene: nove anni fa mi richiamarono tutti. Tutti: mia madre, le mie tre zie, mio fratello, mia cugina, la mia matrigna, quattro amici, il mio ex professore di storia dell'arte. Un successone. Che avevo fatto? Gli avevo raccontato una storia.
La storia è questa. Gavin Bryars è un musicista contemporaneo non facile da etichettare. Nei negozi quando ce l'hanno lo mettono a volte nel reparto classica, a volte in quello jazz, a volte nelle colonne sonore, a volte dove capita. Ha fatto musiche per opere teatrali, per film, per programmi tv, opere classiche a se stanti, progetti d'avanguardia. Una volta stava girando per Londra con un registratore in cerca di suoni per un programma della BBC. Si imbattè in un barbone forse ubriaco che trascinava ripetitivamente tra i pochi denti una canzoncina. Non era proprio una canzoncina. Una specie di canto religioso: diceva "Il sangue di Gesù non mi ha mai tradito finora", e lo ridiceva, e lo ridiceva. Bryars si portò a casa il suo nastro e lo tenne lì. Ogni tanto lo riascoltava e ci pensava su.
"Jesus blood never failed me yet" fu pubblicato nel 1993. Dura settantatrè minuti. Per settantatrè minuti si ripete circa centocinquanta volte la stessa strofa sottratta quella notte alla voce del barbone londinese, campionata e ripetuta per tutta l'opera e accompagnata da un arrangiamento orchestrale sempre più denso, che parte da pochi archi e si arricchisce man mano di altri strumenti, cori, e infine una seconda voce solista che chiude la composizione sottobraccio al barbone. Una voce straordinaria, e la più associabile a quella di un barbone ubriaco, avrà pensato Bryars prima di telefonare a Tom Waits. Il disco è straordinario, unico, notturno, struggente. E natalizio.
Quando spiego loro di cosa è fatto, i parenti sorridono. Diffidano. Sai che noia, vorrebbero dire. Come voi adesso. Non hai niente di più normale? Poi lo ascoltano, e sorridono ancora. Alcuni fingono di addormentarsi, per prendermi in giro. Dopo lo riascoltano, e ancora. Poi, una sera che mi hanno invitato a cena, glielo trovo accanto allo stereo. Mi affaccio alla cucina dove il padrone di casa sta lavorando con un mestolo e una pentola, e il grembiule attorno alla vita, e glielo sventolo davanti agli occhi. Sorridono ancora. L'hanno comprato; dopo lunghe ricerche, perché non è facile da trovare.
giovedì 10 novembre 2011
Limare, ma non troppo

Non forbire, non limare troppo, sii sgraziato e audace. La brevità è la sorella del talento.
(op.cit. pag.42)
Tom Waits - Martha (Rare Live Performance - Denver, CO 1974)
Di nuovo Cechov
Lo spirito di partito, specie se mediocre e arido, non ama la libertà e l'ampiezza d'orizzonte.
(op.cit. pag.94)
(op.cit. pag.94)
mercoledì 9 novembre 2011
lunedì 7 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
Oggi, a casa mia
Quando piove, passeggio per casa.
(Marco Santoro, scultore, pittore, oggi alle 19.03 a casa mia)
(Marco Santoro, scultore, pittore, oggi alle 19.03 a casa mia)
sabato 5 novembre 2011
Leonardo D'Aria, Via Ciccotti, 10, EdiViMa 2009
Non son figlio
di Gesù
non son figlio
di Maria
ma...
di chi cazz'
so' figlio?
E' diventato
anziano
il mio anno
di nascita.
Spesso
la paura mi consiglia di
tornare indietro.
Quanto mi sento di fottere!
di Gesù
non son figlio
di Maria
ma...
di chi cazz'
so' figlio?
E' diventato
anziano
il mio anno
di nascita.
Spesso
la paura mi consiglia di
tornare indietro.
Quanto mi sento di fottere!
Ancora Roger McGough
40 - LOVE
coppia - di
mezza - età
gioca - a
ten - nis
quando - la
partita - è
finita - e
vanno - a
casa - la
rete - è
sem - pre
lì - fra
lo - ro
(Roger McGough, Eclissi quotidiane, Medusa 2004, pag.89)
coppia - di
mezza - età
gioca - a
ten - nis
quando - la
partita - è
finita - e
vanno - a
casa - la
rete - è
sem - pre
lì - fra
lo - ro
(Roger McGough, Eclissi quotidiane, Medusa 2004, pag.89)
domenica 30 ottobre 2011
Oggi, 30 ottobre 2011, domenica.
Da oggi è ufficiale. In Italia, anche l'ora, è illegale.
giovedì 27 ottobre 2011
Fumo

"Se non fumo, non posso scrivere. Non mi riesce, comincio ma non riesco ad andare avanti" si dice di solito, e anch'io lo dicevo. Che significa ciò? Significa o che non hai niente di cui scrivere, oppure che quello che tu vorresti scrivere subito, non è ancora giunto a maturazione nella tua consapevolezza, e sta soltanto cominciando a prender forma, e quel critico che vive in te e ti valuta, non essendo drogato dal tabacco, ti sta dicendo che appunto così stanno le cose.
(Lev Tolstòj, Perché la gente si droga?, Oscar Mondadori 2008, pag.20)
mercoledì 26 ottobre 2011
Le orecchie in scatola di Roger McGough

Aspetto in corridoio
che mi tiri le orecchie.
Sono nervoso perché il Prof. O'Hanlon
è un orco che mantiene la parola.
Per venti minuti
lascio che la mia fantasia
si sbizzarisca da sola.
Ho troppa paura per seguirla.
Userà quel coltello con la croce svizzera
per cavarmele con un taglio netto? Le morsicherà?
Le toglierà seguendo la linea tratteggiata?
Le strapperà di colpo come cerotti vecchi?
In risposta all'incitamento della folla
solleverà la mia testa al cielo
come fosse la Coppa dei Campioni
e tirerà i manici? Aahhiiii...
E poi la scatola. Di cartone?
Forse una vecchia scatola di sigari? O un paio?
Bare singole di pino verniciato.
S e D. "Passate a miglior vita".
Adesso sono impaziente, ho voglia di cavarmi
il dente. Suonano le quattro.
Con le mani dove di-solito-c'erano-le-mie-orecchie, passo
sotto le forche caudine dei ragazzi che mi prendono in giro.
Alle sei la mamma torna a casa stanca
dopo una dura giornata alla fabbrica di pangrattato.
Le dò la scatola. L'apre
e urla qualcosa. Le dico:
"Come?"
(Roger McGough, Eclissi quotidiane, Medusa 2004, Traduzione e cura di Franco Nasi, pag. 21)
martedì 25 ottobre 2011
Ja

Un anarchico è soltanto uno che pratica l'anarchia, le avevo detto nel bosco di larici, ora lei me lo fece ricordare di nuovo. L'anarchia è tutto in una testa dotata di spirito, disse, ripetendo soltando un’altra delle mie citazioni. La società, non importa quale società, deve sempre essere rivoluzionata e soppressa, disse, e di nuovo quello che aveva detto era una mia asserzione.
(Thomas Bernhard, Ja, Guanda 2003, pag.101)
caldo/freddo

Un moscone ronza
sbattendo contro le pareti
e contro i vetri.
Per strada
quelli che si lamentavano del freddo
ora si lamentano del caldo.
Io
da un po' di tempo me ne sto zitto
ascolto e annuisco
pensando ai fatti miei.
pz 4.7.1988
(I Canti di Onan, Ed. Ermes 1999, pag.17)
domenica 23 ottobre 2011
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