lunedì 3 gennaio 2011

Lampadina

Diffido sempre
di quelli
che eccedono
con gli aggettivi.
Anche se credono
d'essere ancora vivi.

domenica 2 gennaio 2011

Monicelli e gli amici









Il fatto che uno come Mario Monicelli, come racconta Carlo Verdone, lo si vedeva mangiar da solo al ristorante e che pone fine alla sua vita lanciandosi da una finestra, ha molto a che vedere, mi pare, col valore degli amici e dei familiari nell'esistenza profonda di una persona ipersensibile.

Paolo Nori, Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, 4a di copertina











Secondo me, adesso io non son pratico, ma secondo me anche il capo dello stato, per il suo discorso dell'ultimo dell'anno, se lui pe esempio cominciasse dicendo Cari italiani, quando comprate un uccello, guardate se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello.
Sarebbe un grande inizio, per un discorso di un capo dello stato.

sabato 1 gennaio 2011

Temporali, zerozerosud 2002, pag.63













In un alveare
l'ape regina
la distingui subito
dall'ape rugina:
non ha cioccolato addosso
nè il bigliettino col paradosso.

mercoledì 29 dicembre 2010

Paolo Nori, Bassotuba non c’è, DeriveApprodi 1999, pp.22-23














Tu dici tanto dietro al cinema, Pasolini, Wim Wenders, alla televisione, e la letteratura, allora? La televisione lasciamola stare, per cortesia. Il cinema, ti
succedono due cose, se vai al cinema. La prima, ti succede che poi ti fanno delle domande. Ti chiedono Hai visto Film blu? Sì, devi dire. Ti è piaciuto, ti chiedono. No, devi dire. Ma dài, ti dicono. Eh, gli dici. A me è piaciuto, ti dicono. Ma dài, devi dire. Sì, ti dicono. Molto bello, ti dicono. Allora tu devi chiedere Hai visto Film rosso? No, ti dicono. No? devi dire. No, ti dicono, l’ho perso. Peccato, devi dire. Dopo ti chiedono Ti è piaciuto Film bianco? Sì, devi dire. Sì? chiedono. No, devi dire, scusa. Ah, ti dicono. Queste conversazioni, si può anche far senza, nella mia vita. La seconda cosa che ti succede quando vai al cinema è che te vai al cinema a vedere un film sulla rivoluzione, vieni fuori che ti sembra di aver fatto la rivoluzione. Allora, dopo, vai a casa come uno che ha appena fatto la rivoluzione. Cosa deve fare, uno che ha appena fatto la rivoluzione? Niente. Va a letto. A riposarsi. Che te ha un bel dire, dopo Scantatevi, che vi stanno sfruttando. Che fate una vita di merda, scantatevi. Quelli ti guardano come se loro fossero Robespierre e Marat. E tu, un deficiente. Ti guardano come si guarda un matto. Loro,
convinti di aver fatto la rivoluzione, pensano che sei tu, il matto. Li senti, come dicono Ho visto il film su Sacco e Vanzetti? Lo dicono come se fossero andati in America a bruciarsi davanti al tribunale, per Sacco e Vanzetti.
E la letteratura?
La letteratura no. La letteratura, ti sveglia. Ti fai delle domande, con la letteratura. Che li ho visti, gli studenti di russo del secondo anno. Si vedeva, da come entravano in facoltà, che avevano appena letto Delitto e castigo. Si vedeva, da come piegavano la testa, che pensavano Ma io, sono un insetto? Cosa farò, io, nella mia vita? Una vita da cimice o da Napoleone? Dopo, di solito, si scordano. Fanno carriera. Al massimo, fondano un cineclub, dopo.

lunedì 27 dicembre 2010

Masticare il mistico

La settimana
enigmastica:
Buon Alka Seltzer
a tutti!





(su QdB di oggi, dove il redattore non ha capito l'enigma del masticare tanto-in un periodo che dovrebbe essere mistico- e "l'enigmastica" è rimasta, banalmente, "enigmistica". Non c'è più rispetto per i calembouristi, sigh)

domenica 26 dicembre 2010

GATTI ANARCHICI

Tra incontri e comizi
emergono umani vizi
strategie e osceni patti.
Sembra incredibile
l’autonomia, lo stile
e la dignità dei gatti.

PURTROPPO

Morto un Papa
se ne fa un altro
… purtroppo.

ANGOLATURE

Essere acuto
con gli ottusi?
Meglio allora
restare muto.

TOGLI LEVI

Oh intellettuale
meridionalista
carlolevista
per migliorarla
la vista
studiati per un po’
almeno Totò.

PER UN CAPOREDATTORE SPELACCHIATO

Oh collezionista di palle di vetro con la neve
dalla voce acuta come quella di Yoghi
tu che sempre confondi
il pubblico col privato
pur essendo nato re
quando canti
sei stonato.



(a un ex caporedattore rai3 che per fortuna ha fatto la valigia)

CHI LA DIURESI LA VINCE

Minzione speciale
a Zanzotto
(sì)
che in una sua poesia
di Conglomerati
chiama "mitto"
far la pipì.

V.Marsilia & C.Missaglia, Come si ride a Napoli! B.C.Dalai editore 2010, pp.144-145











ARRABBIATI CANAGLIA
(Pisano - Cioffi)


Per tre anni ho sopportato
Tutto quel ch'hai fatto a me,
e vivevo innamorato,
genuflesso, innanzi a te.
Ero scemo e non sapevo
Che nel mondo c'esisteva
'na ragazza più graziosa,
più vezzosa, più formosa
e cchiù parpacchiosa e te.

T'è perduto ll'occasione
E mangiate 'o limone...
Teh... teh... teh...

Addò 'o truove un bel maschione?
E mangiate 'o limone
Teh... teh... teh...

'Sta ragazza che ho trovato
è 'na cosa 'a stravedé'...
E po' po' -te te- tèè - mammà ma'
Cierti ccò - cierti cose belle che
non tiene tu
Nfru.

Arrabbiati canaglia
Ca dimane vaie 'o serraglio
Io faccio il matrimonio
E tu vai in manicomio.

Mi mettevi sempre all'uscio,
mi scacciavi... ma perché?
Mi chiamavi coso muscio,
battilocchio, scimpanzé.
Questa invece si fa amare,
mi fa uscire, mi fa entrare,
mi pazzea, mi sciascèa,
mi recrea, sbronzolèa,
e m'ha fatto scurdà 'e te.

T'è perduto ll'occasione
E mangiate 'o limone...
Teh... teh... teh...

Addò 'o truove un bel maschione?
E mangiate 'o limone
Teh... teh... teh...

Arrabbiati canaglia
Ca dimane vaie 'o serraglio
Io faccio il matrimonio
E tu vai in manicomio.

giovedì 23 dicembre 2010

Paolo Nori, Bassotuba non c’è, DeriveApprodi 1999, pp.143-144












... E tu sei una persona sensibile?
Sì. Ma in modo diverso rispetto a come si intende normalmente la cosa. Che quando si dice E’ una persona sensibile, lo si dice in genere con due significati, uno positivo, uno negativo. Quello positivo, significa una persona dotata di una certa acutezza di spirito, uno che capisce le sfumature degli avvenimenti e dei comportamenti senza bisogno di parole o atti inequivocabili. Quello negativo indica una persona debole, incapace di affrontare i problemi che nascono dai rapporti interpersonali.
E tu, invece?
Io, un’altra cosa. Si dice, di uno che ha molto viaggiato o molto studiato, che ha la mente aperta. Ecco, una persona sensibile, secondo me, è una persona che ha il sentimento aperto, che ha una forte reazione sentimentale a quello che gli succede intorno. Questa persona, se vuole vivere in una società, deve imparare prima di tutto a essere flessibile. Perché quando il sentimento è aperto, poi entra di tutto.
Allora, tenere tutto dentro, non si può. Che come ci sono dei pensieri talmente ossessivi che restano nella tua testa ti possono fare impazzire, così ci sono dei sentimenti talmente strazianti che se li tieni dentro ti si apre la pancia. Allora, se sei flessibile, la tua pancia diventa una specie di magazzino, dal quale entrano ed escono continuamente dei sentimenti.
E allora?
Allora quando entra un sentimento, nella tua pancia, ti cambia. E quando esce un sentimento, dalla tua pancia, ti cambia. E sei stato in Russia, che la Russia alcune cose te le insegna, se sei stato in Russia sei tornato indietro con un’idea dell’esteriorità diversa, rispetto a quando c’eri stato. Tu torni indietro che non ti importa di nascondere niente, esteriormente. Se tu vai in Russia, vestirti bene non ha più importanza. Sarà la vodka, saranno i cavoli, non lo so, so che succede così. Allora per quello poi la gente si accorge che cambi, perché cambi sempre e non vuoi dimostrare che non sei cambiato...

mercoledì 22 dicembre 2010

Quesito

Ma come fanno
a tirare avanti
gli astemi?

lunedì 20 dicembre 2010

Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi 2007














Un esordio sorprendente per una serie di ragioni. E’ il primo libro di versi di un narratore noto (e che ha scritto uno dei più bei racconti che abbia mai letto in vita mia: I palloni del signor Kurz). E’ un canzoniere sull’amore platonico, tanto impossibile quanto intenso, quindi anacronistico ma moderno nello stesso tempo.
E’ un bellissimo libro di poesie uscito in una collana che si dice prestigiosa ma che sforna per lo più dei mattoncini bianchi, noiosi e illeggibili (salvo la sempre fresca Patrizia Cavalli e il felicemente non-poeta Attilio Lolini). Ma quello che cattura il lettore è il modus, lo stile, che come si sa, in poesia è la cosa più importante. Quella cosa che se c’è lo capisci da subito. La voce del poeta, quando c’è, la senti forte e chiara. Il resto è un balbettio sconnesso e presuntuoso.
Compitini per le occasioni familiari. Compleanni, lutti, indignazioni enfatiche sulla guerra. Tutto quel nefasto e tossico pacchetto di inutili e noiosissime lamentazioni “per sperare in un mondo migliore”.
Per fortuna Michele Mari, in queste cento poesie riesce a tenere insieme raffinatezza e leggibilità, romanticismo e ironia, pathos ossessivo e lucidità amara, visionarietà e immediatezza quotidiana. Riesce nel miracolo di rivitalizzare un tema usuratissimo e banalizzato creando un canzoniere dell’amore moderno. E lo fa utilizzando citazioni colte e materiali poveri, inserendo nella sua trama poetica testi e immagini che appartengono al pop (canzonette, cartoni animati, slogan pubblicitari, film, tv). Il risultato è una sintesi felice e vitale.
Un libro godibilissimo. Eccone qualche esempio:
Il nostro fidanzamento è morto// Adesso lo imbalsamo/ poi mi iscrivo a un corso da ventriloquo/ e come Norman Bates/ apro un motel.
Qui è chiaro (e comico) il riferimento al film Psycho di Hitchcock.
I funerali del papa/ e quelli del nostro amore/ si sono celebrati insieme// Se penso/ che m’innamorai di te/ sotto Paolo VI / mi sembra che questa storia duri/ dai tempi di Gregorio VII/ o d’Innocenzo III/ anzi adesso che controllo/ è proprio così.
Qui l’attacco è da cronaca televisiva, con rinculo storico-ironico.
Puntavo sulla paglia o sul legname/ ma dei tre porcellini/ tuo marito/doveva essere quello in salopette con la cazzuola/ perché ho soffiato e soffiato/ ma la tua casa/ non è venuta giù.
Qui c’è tutta la fantasia visionaria dei cartoons.
Ti cercherò sempre/ sperando di non trovarti mai/ mi hai detto all’ultimo congedo// Non ti cercherò mai/ sperando sempre di trovarti/ ti ho risposto// Al momento l’arguzia speculare/ fu sublime/ ma ogni giorno che passa/ si rinsalda in me/ un unico commento/ ed il commento dice/due imbecilli.
Non è magnifica (nella sua rarità) questa chiusa autoironica con sberleffo? A riprova che si può essere struggenti e divertenti insieme. A volte, tra il dire e il fare, c’è di mezzo Michele Mari. Per fortuna.

Viktor Nekrasov, Kira Geòrgievna, Einaudi 1961, incipit

I.

Dopo il terzo o quarto bicchierino si cominciò a discutere d’arte; e la discussione toccò diversi argomenti, finché venne a fissarsi su questo: se possa realmente considerarsi opera d’arte un romanzo o un racconto non pubblicato. Le opinioni erano nettamente divise; chi diceva di sì, chi di no; e ognuno parlava molto convincentemente in sostegno della propria tesi. Ma la più convincente di tutti - o almeno, così le sembrava – era Kira Geòrgievna. Non era lo stesso che un racconto uscisse a stampa o restasse, scritto a mano, in un quaderno da scolaro? C’era, era comparso, era nato, e tanto bastava! Quanta gente poi lo leggesse, non aveva importanza. Poteva anche avere un lettore solo, e quest’uno poteva essere l’autore stesso! L’importante era che fosse stato scritto.

domenica 19 dicembre 2010

Lampadina

Sapessi
com'è strano
vedere Cassano
giocare a Milano.



(su QdB di oggi)

sabato 18 dicembre 2010

Lampadina

TOPOGRAFO:
Una chiavica
di scrittore.

giovedì 16 dicembre 2010

Francesco Piccolo, Scrivere è un tic, I quaderni di Minimum Fax 1994, pag.14












La mia vita consiste ed è consistita, in fondo, da sempre, in tentativi di scrivere... Il mio tenore di vita è organizzato soltanto in vista dello scrivere, e se subisce mutamenti, li subisce perché corrisponda meglio, possibilmente, allo scrittore, poiché il tempo è breve, le forze sono esigue, l'ufficio è uno spavento, l'abitazione è rumorosa e bisogna cavarsela con artifici, quando non è possibile farlo con una bella vita dritta.

Kafka

mercoledì 15 dicembre 2010

Nico Nappa, Afrorismi, Edizioni Samizdat 1995

Il cadavere del pompiere giace sgomento nella camera ardente.

Presentazione antologia Scrittori in cucina, Vasto 17.12.10

La Drogheria Buoncosiglio e l’Associazione culturale Sideshow
presentano:
Venerdì 17 Dicembre ore 18,30
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI RACCONTI – RICETTE
SCRITTORI IN CUCINA
(jar edizioni 2010)
Saranno presenti le autrici Mascia Di Marco e Francesca Bonafini.
A seguire degustazione di alcuni piatti tipici inclusi nel
ricettario.

domenica 12 dicembre 2010

Roma, Libreria Altroquando, Via del Governo Vecchio, 80, Mercoledì 15 dicembre ore 19.00



Libreria Altroquando , Roma
Nadia Terranova & Francesca Bonafini
vi invitano all'assaggio di:

"Scrittori in cucina
Il libro di cucina degli scrittori moderni"
Jar Edizioni

Presentazione del ricettario-antologia con aperitivo a seguire.

Interverranno le curatrici e alcuni degli scrittori-chef tra cui Mascia Di Marco, Michele Governatori, Daniele Petruccioli, Adriano Petta e Patrizia Rinaldi.

"Abbiamo chiesto sapori antichi per testi contemporanei, perché a interessarci non era solo la ricetta in sé ma la sua traccia nell’Italia del 2010.
Dalle salse all’antipasto ai dolci, passando per canederli di speck e piscistocco ’a gghiotta, un libro unico che coniuga il gusto della cucina con quello della lettura.
Tempi di cottura/lettura per cucinare nel segno della memoria e della fantasia, per chi reputa il cibo un nutrimento non solo del corpo ma anche dell’anima.
Ora tocca a voi mettervi ai fornelli per attraversare l’Italia.
Tra un piatto e l’altro, mentre qualcosa bolle, si raffredda, si macera o si cuoce in forno, mettetevi comodi e gustatevi questo libro.

Gli chef:

Luca Ciarabelli, Lisa Cini, Mascia di Marco,
Maria Franco, Michele Governatori, Francesca Longo,
Fabio Marcotto, Enrico Martinet, Gianluca Morozzi,
Fausto Paravidino, Daniele Petruccioli, Adriano Petta,
Federico Pischedda, Patrizia Rinaldi, Stefano Scalich,
Giancarlo Tramutoli, Luisa Ventola, Cristina Zagaria

vi augurano:
Buon appetito e buona lettura!


Le curatrici:

Nadia Terranova:
classe 1978, siciliana DOP, vive a Roma nel quartiere Pigneto. Ha scritto racconti nell’antologia Quote rosa, (Fernandel, 2007), sulla rivista Linus (maggio 2007), nell’antologia Fiocco Rosa, (Fernandel, 2009), è stata finalista al premio Teramo 2007. Suoi contributi sono apparsi anche nel Segreto delle fragole (Lietocolle, 2007), nell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti (Boopen Led, 2009) e nel Libro sui libri. Nove racconti sull’esperienza della lettura (Lupo editore, 2010). Fa parte del gruppo letterario I libri in testa.


Francesca Bonafini:
nata a Verona nel 1974. Nel 2008 è uscito il suo primo romanzo, Mangiacuore (ed. Fernandel). Ha collaborato a progetti musicali e scritto testi di canzoni, pubblicato racconti su riviste, quotidiani e varie antologie tra cui Quote rosa (Fernandel, 2007), Dylan revisited (Manni, 2008), Dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango, 2008), Fiocco rosa (Fernandel, 2009), Corpi d’acqua (Voras, 2009), Fobieril-soluzione maniazina (Jar, 2009).

Lampadina

Quando sento
la parola
“narrazioni”
ho come
un giramento
di … dobloni.


(su QdB di oggi)

sabato 11 dicembre 2010

Lampadina

Caso Parmalat:
per Tanzi
una condanna
a lunga
conservazione.



(pubbl.oggi su QdB)