Tutto quello in cui mi identifico è qualcosa che mi espone tutti i giorni alla soppressione fisica mia o di chi mi passa accanto.
(Diario di un anarchico reazionario, in revisione)
lunedì 15 agosto 2011
domenica 14 agosto 2011
La Curia e la malattia
A VOLTE LA CURIA È PEGGIORE DEL MALE
Ormai
i tramonti
sono occasionali.
Le albe scialbe.
Gli albatros
baudelairiani.
I vetri
di Murano.
I piccioni
metropolitani.
I cannibali
vegetariani.
(L'ultimo Tram, Manni 2009, pag.33)
luoghi non comuni
Il potassio è ricco di banane.
Abbiamo importato gli arabi dai numeri.
Bisognerebbe mangiare condito.
(Scusa l'anticipo, ma ho trovato tutti verdi, a cura i AlFb, Einaudi 2011)
sabato 13 agosto 2011
il pappagallo di Céline
Divertimento
"Perdìo, Lucette, chiudi 'sta finestra... Manco a dirlo, fra un attimo, il pappagallo si fa la sua cantatina. Lo sentirà tutto il quartiere... Vedrai il fregnone qui accanto... Ah, la bestia ci ha proprio conciati bene! Abbiamo dovuto capitolare, sicuro... Pensi" mi dice Céline sorpreso e scandalizzato "che se Coco prendeva un po' d'aria nella gabbia su in terrazza - chiaro che attaccava il piccolo repertorio, fischiettava, sospirava - il vicino, incacchiato, accendeva il giradischi. Un disco che glielo raccomando. Speciale, fatto apposta. Una rara scelta di urli e casini vari, che manco gli zulu. Non faceva mica una piega: contro il pappagallo? L'altoparlante! Automatismo perfetto... Coco vessato faceva peggio. E il disco su di un decibel. Roba da neurodeliri di Charenton...
(Robert Poulet, Il mio amico Céline, Elliot 2011, pag.31, a cura di M. Raffaeli)
venerdì 12 agosto 2011
giovedì 11 agosto 2011
tù tù tù tù tù tù.................
INCOMUNICABILITÀ
Adesso
leggo solo
l’elenco telefonico.
Quando arrivo al mio nome
faccio il mio numero.
Risulto sempre occupato.
(pag.30)
martedì 9 agosto 2011
lunedì 8 agosto 2011
Baci a colazione
Tutti i giorni sul Messaggero. Il romanzo (a puntate) dell'estate. Di Gaetano Cappelli.
domenica 7 agosto 2011
un incipit

Io non sono esattamente quel che si dice un viaggiatore nato. Per me, il concetto di relax si abbina con una casa vuota, un divano comodo (non troppo lontano dal frigorifero), un bel libro e una carabina di precisione con cui stecchire gli eventuali rompiscatole di passaggio.
(Marco Malvaldi, Sol levante e pioggia battente, Corriere della Sera, Inediti d'Autore).
poeta

Che cosa chiedo in fondo? Di essere trascurato, di essere ignorato: per piacere signor Stato, caro ente celeste, mi trascuri, voglio essere trascurato. Non è una questione di malumore. E' che sono un poeta, e il poeta - diceva Baudelaire di Poe - è irritabile.
(Bene crudele, Stampa alternativa,pag.72)
sabato 6 agosto 2011
le moltitudini di Walt

EBBENE SÌ, MI CONTRADDICO
Fumo un toscanello alla grappa
bevo una grappa affumicata
mangio fumo senza arrosto
cammino nascosto
da un giornale
leggo sul cesso delle stronzate
e pur non avendo il porto d’armi
continuo a sparare
le mie magnifiche cazzate.
(pag.29)
venerdì 5 agosto 2011
a costo della vita

TUTTO AUMENTA
Caro pane
cara pasta
e caro gasolio.
Bene.
Ci saranno in giro
più Stanlio
e meno Ollio.
(L'ultimo Tram, Manni 2009, pag.14)
giovedì 4 agosto 2011
Straniero alla terra
In questa città morta
ci vivo come uno straniero.
Benissimo.
Nessuno che conosce la mia lingua.
Nessuno che mi rompe le palle.
(dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
ci vivo come uno straniero.
Benissimo.
Nessuno che conosce la mia lingua.
Nessuno che mi rompe le palle.
(dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
mercoledì 3 agosto 2011
Natura e Cultura

Ma per fortuna ci sono le eccezioni. Lo scrittore brillante e che neanche se la tira. Con lui vado a pedalare all'Oasi e mi racconta quello che sta scrivendo. Un romanzo pieno di storie, di personaggi. E mentre me lo racconta spesso rido. Mentre le mie battute, cavolo, gli arrivano sempre come freddure. Anche le migliori. Infatti mi dice ironico: "Ma da dove ti vengono?" E pedalando pedalando tra il lago e il cielo, sempre sottovento, parliamo e sparliamo di tutto. Ci beviamo un campari al bar Stella e contempliamo il paesaggio. A un certo punto Gaetano mi guarda e dice: "Tutta 'sta natura m'ha rotto i coglioni."
(Uno che conta, Manni 2007, pag.35)
martedì 2 agosto 2011
lunedì 1 agosto 2011
Freddura mista

FREDDURA MISTA
La poesia deve avere
lo stesso rigore
di una dieta.
Mai arrivare alla fine
del rigo.
E mai fino alla fine
del frigo.
(L'ultimo Tram, manni 2009, pag.26)
in progress, ancora
Quando smetti di annuire, acconsentire, applaudire, gli amici (a questo servono?), spariscono.
(dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
(dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
In progress
Il primo anno di lavoro a Roma, a cenar la sera, sconsolato, solo, sui gradini della fontana di Trevi, con una pizzetta e una bottiglia di vino da un quartino, nella desolazione invernale, triste, senza la solita folla dei turisti. Ero quietamente disperato. Questo mi viene sempre in mente ogni volta che qualcuno mi dice, Stavi a Roma? Ma chi te l’ha fatto fare a tornare in questa necropoli di provincia?
(Dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
(Dal Diario di un anarchico reazionario, in lavorazione)
domenica 31 luglio 2011
L'ultimo Tram, Manni 2009, pag.15

PENSOSISSIMI POETI
Poeti
dai penosissimi
neri pensieri
gli unici pensieri seri
profondi almeno due metri
da calare nella fossa
con aria tetra e tetragona
fino all’agognata agonia.
Io
come disse quel tale
“preferisco il rumore del mare”
(e scherzare)
come mi piace e pare.
Lucio Tufano, "Lo Sconfittoriale. Sud, genio e potere", Calice 2010
Lo sguardo vispo degli artisti ieri... e oggi
Bella epopea quella narrata nel brillante stile tufanesco in questo “Sconfittoriale”, Calice 2010. Lucio Tufano parte con slancio con un preambolo dallo sfiziosissimo titolo “Quando ti fotte il genio”. Pone la questione del talento e del successo. Cita dannunzianamente il caso (unico) di D’Annunzio. Sottolinea il valore che la letteratura ha dato alla figura degli sconfitti, inetti, perdenti, contrapposti al carrierismo dei conformisti organici al potere. Riprende poi la sua polemica sul levismo, spiegando come, una cosa è riconoscere l’importanza della figura di Carlo Levi, per quella generazione di intellettuali, in quel preciso periodo storico, un’altra, è continuare a vedere, ancora oggi, nel Cristo si è fermato a Eboli, un riferimento ineludibile, sul piano letterario, sociologico e antropologico per la realtà culturale lucana. Lo stesso dicasi per il grande Rocco Scotellaro e la questione contadina. Da allora, molto, quasi tutto è cambiato. E’ emotivamente coinvolgente il lavoro che fa Lucio Tufano su quel periodo (anni ’50-’60), rievocando quel gruppo di vivaci amici, pittori, scrittori, poeti e intellettuali che gravitavano attorno alla libreria del poeta Vito Riviello che hanno segnato una stagione irripetibile. Ricorderei anche Gian Domenico Giagni che per primo in Italia tradusse per Guanda le poesie di Prévert. Molto bello nello “Sconfittoriale” il repertorio fotografico. Invidiabile. Oggi, la nostra generazione, è dedita più all’autoscatto. A una forma di onanismo megalomane, sul web, su face-book, senza quell’allegria cameratesca che si legge negli occhi di quei ragazzi così creativi.
Però, è anche vero che dopo gli anni '70, qualcosa pure d'altro e di buono è accaduto: il gruppo di "Poesia '90" (Nico Nappa, Biagio Cappa, Leonardo D’Aria, Cinzia Valentini, Maria Teresa Imbriani, Anna Macchia, Rocco Nella, Giuseppe Zafarone e il sottoscritto) che negli anni 1985-1986 hanno operato attivamente a Potenza con letture pubbliche, poesie su manifesti murali, incontri con poeti di levatura nazionale. Il potentino Beppe Salvia a Roma, negli anni ottanta scriveva su “Prato pagano” e fondava con Marco Lodoli, Arnaldo Colasanti, Claudio Damiani la rivista “Braci”. Rocco Brindisi esordiva in un’antologia poetica nella mitica collana bianca dell’Einaudi. Raffaele Nigro pubblicava “I fuochi del Basento”, caso letterario per il clamoroso successo di pubblico e di critica. Vanno citati poi scrittori arrivati alla ribalta nazionale come Mimmo Sammartino, (Sellerio), Cinzia Zungolo, (Rizzoli), il giovane e poliedrico Andrea Di Consoli, (Rizzoli) Giuseppe Lupo (Marsilio), finalista al prossimo Campiello. Mariolina Venezia (Einaudi), che il Campiello l’ha vinto nel 2007. Gaetano Cappelli autore di un capolavoro come “Parenti Lontani” (già nel 2000 con Mondadori) e che, grazie alla sua scoperta recente di Antonio D’Orrico del Corsera, sta vivendo un gran momento di popolarità con la ristampa di tutta la sua opera mentre continua a sfornare nuovi romanzi col suo solito inconfondibile brio. Va citato anche, nel giornalismo, Camillo Langone (“Panorama”, “Il Foglio”), che è una penna acuta e felicemente atipica. Ma anche nell’arte, non dimenticherei i pittori del dopo Falciano, Castaldo, Lettieri, Guerricchio, Masi, Ranaldi. Penso in primis a Marco Santoro, Giovanni Cafarelli, Felice Lovisco, animatori, con Rino Cardone della rivista “Perimetro”, artisti come Gerardo Cosenza e Rocco Aristide Guarino. Ma molti altri ancora andrebbero citati, Enzo Bomba, Salvatore Comminiello per es., fino ai giovanissimi Silvio Giordano ed Elisa Laraia.
Sarebbe bello ci fosse oggi un Tufano, nato negli anni '60, capace di raccontare questa nuova storia artistica lucana. Nello “Sconfittoriale”, dopo aver, giustamente, molto bacchettato l’atteggiamento provinciale che sempre ostacola per insipienza o per invidia il talento locale, lo ignora, lo bistratta, lo confonde con la mediocrità diffusa, mettendo perfidamente (o per pura ignoranza) tutti sullo stesso piano, i bravi e i pessimi, secondo me, anche Lucio Tufano scivola, un po’, in quell’atteggiamento di negazione dei nuovi talenti, (da Après moi, le déluge), dopo la bella stagione che ha vissuto da protagonista. Diciamo che almeno un accenno su una storia che ha avuto un suo sviluppo, in chiusura del saggio, me l’aspettavo. O forse esulava dallo specifico compito che si era prefissato l’Autore. Certo, dopo gli anni sessanta, non c’è più stata una realtà culturale condivisa, a parte qualche episodio durato poco (il “Gruppo ‘90” dei poeti, o la rivista “Perimetro” e il “COSPIM”, collettivo di scultori, pittori, incisori, musicisti), ma nuovi talenti sono comunque emersi, per fortuna, solo che hanno fatto strade individuali, solitarie e per questo anche più dure. E rispetto a quella stagione, dove anche le identità politiche e ideologiche erano ben definite, (la DC, il PSI, il MSI, il PCI), oggi è ben più difficile schierarsi, oggi che il potere è nelle mani di una classe genericamente democristianizzata. Questo, di sicuro, ha acuito la solitudine degli artisti. Dove stanno i loro interlocutori? I loro valorizzatori? Da chi viene apprezzata in questa regione la cultura? Da quali politici, da quali intellettuali? Per fortuna, i più bravi, i riscontri li trovano altrove.
Segnalo, infine, all’editore e all’Autore un piccolo refuso (pag. 197). Il professore di Liceo a cui va un ringraziamento per la vita spesa per la cultura e per la scuola, insieme ai Tramice, Gagliardi, Franculli, Lichinchi, Tomasillo... è il Prof. Giuseppe Tramutoli (e non, Tramutola). Lo so per certo. Come lo so? Lo so perché era mio padre.
(uscito oggi su Il Quotidiano della Basilicata)
Bella epopea quella narrata nel brillante stile tufanesco in questo “Sconfittoriale”, Calice 2010. Lucio Tufano parte con slancio con un preambolo dallo sfiziosissimo titolo “Quando ti fotte il genio”. Pone la questione del talento e del successo. Cita dannunzianamente il caso (unico) di D’Annunzio. Sottolinea il valore che la letteratura ha dato alla figura degli sconfitti, inetti, perdenti, contrapposti al carrierismo dei conformisti organici al potere. Riprende poi la sua polemica sul levismo, spiegando come, una cosa è riconoscere l’importanza della figura di Carlo Levi, per quella generazione di intellettuali, in quel preciso periodo storico, un’altra, è continuare a vedere, ancora oggi, nel Cristo si è fermato a Eboli, un riferimento ineludibile, sul piano letterario, sociologico e antropologico per la realtà culturale lucana. Lo stesso dicasi per il grande Rocco Scotellaro e la questione contadina. Da allora, molto, quasi tutto è cambiato. E’ emotivamente coinvolgente il lavoro che fa Lucio Tufano su quel periodo (anni ’50-’60), rievocando quel gruppo di vivaci amici, pittori, scrittori, poeti e intellettuali che gravitavano attorno alla libreria del poeta Vito Riviello che hanno segnato una stagione irripetibile. Ricorderei anche Gian Domenico Giagni che per primo in Italia tradusse per Guanda le poesie di Prévert. Molto bello nello “Sconfittoriale” il repertorio fotografico. Invidiabile. Oggi, la nostra generazione, è dedita più all’autoscatto. A una forma di onanismo megalomane, sul web, su face-book, senza quell’allegria cameratesca che si legge negli occhi di quei ragazzi così creativi.
Però, è anche vero che dopo gli anni '70, qualcosa pure d'altro e di buono è accaduto: il gruppo di "Poesia '90" (Nico Nappa, Biagio Cappa, Leonardo D’Aria, Cinzia Valentini, Maria Teresa Imbriani, Anna Macchia, Rocco Nella, Giuseppe Zafarone e il sottoscritto) che negli anni 1985-1986 hanno operato attivamente a Potenza con letture pubbliche, poesie su manifesti murali, incontri con poeti di levatura nazionale. Il potentino Beppe Salvia a Roma, negli anni ottanta scriveva su “Prato pagano” e fondava con Marco Lodoli, Arnaldo Colasanti, Claudio Damiani la rivista “Braci”. Rocco Brindisi esordiva in un’antologia poetica nella mitica collana bianca dell’Einaudi. Raffaele Nigro pubblicava “I fuochi del Basento”, caso letterario per il clamoroso successo di pubblico e di critica. Vanno citati poi scrittori arrivati alla ribalta nazionale come Mimmo Sammartino, (Sellerio), Cinzia Zungolo, (Rizzoli), il giovane e poliedrico Andrea Di Consoli, (Rizzoli) Giuseppe Lupo (Marsilio), finalista al prossimo Campiello. Mariolina Venezia (Einaudi), che il Campiello l’ha vinto nel 2007. Gaetano Cappelli autore di un capolavoro come “Parenti Lontani” (già nel 2000 con Mondadori) e che, grazie alla sua scoperta recente di Antonio D’Orrico del Corsera, sta vivendo un gran momento di popolarità con la ristampa di tutta la sua opera mentre continua a sfornare nuovi romanzi col suo solito inconfondibile brio. Va citato anche, nel giornalismo, Camillo Langone (“Panorama”, “Il Foglio”), che è una penna acuta e felicemente atipica. Ma anche nell’arte, non dimenticherei i pittori del dopo Falciano, Castaldo, Lettieri, Guerricchio, Masi, Ranaldi. Penso in primis a Marco Santoro, Giovanni Cafarelli, Felice Lovisco, animatori, con Rino Cardone della rivista “Perimetro”, artisti come Gerardo Cosenza e Rocco Aristide Guarino. Ma molti altri ancora andrebbero citati, Enzo Bomba, Salvatore Comminiello per es., fino ai giovanissimi Silvio Giordano ed Elisa Laraia.
Sarebbe bello ci fosse oggi un Tufano, nato negli anni '60, capace di raccontare questa nuova storia artistica lucana. Nello “Sconfittoriale”, dopo aver, giustamente, molto bacchettato l’atteggiamento provinciale che sempre ostacola per insipienza o per invidia il talento locale, lo ignora, lo bistratta, lo confonde con la mediocrità diffusa, mettendo perfidamente (o per pura ignoranza) tutti sullo stesso piano, i bravi e i pessimi, secondo me, anche Lucio Tufano scivola, un po’, in quell’atteggiamento di negazione dei nuovi talenti, (da Après moi, le déluge), dopo la bella stagione che ha vissuto da protagonista. Diciamo che almeno un accenno su una storia che ha avuto un suo sviluppo, in chiusura del saggio, me l’aspettavo. O forse esulava dallo specifico compito che si era prefissato l’Autore. Certo, dopo gli anni sessanta, non c’è più stata una realtà culturale condivisa, a parte qualche episodio durato poco (il “Gruppo ‘90” dei poeti, o la rivista “Perimetro” e il “COSPIM”, collettivo di scultori, pittori, incisori, musicisti), ma nuovi talenti sono comunque emersi, per fortuna, solo che hanno fatto strade individuali, solitarie e per questo anche più dure. E rispetto a quella stagione, dove anche le identità politiche e ideologiche erano ben definite, (la DC, il PSI, il MSI, il PCI), oggi è ben più difficile schierarsi, oggi che il potere è nelle mani di una classe genericamente democristianizzata. Questo, di sicuro, ha acuito la solitudine degli artisti. Dove stanno i loro interlocutori? I loro valorizzatori? Da chi viene apprezzata in questa regione la cultura? Da quali politici, da quali intellettuali? Per fortuna, i più bravi, i riscontri li trovano altrove.
Segnalo, infine, all’editore e all’Autore un piccolo refuso (pag. 197). Il professore di Liceo a cui va un ringraziamento per la vita spesa per la cultura e per la scuola, insieme ai Tramice, Gagliardi, Franculli, Lichinchi, Tomasillo... è il Prof. Giuseppe Tramutoli (e non, Tramutola). Lo so per certo. Come lo so? Lo so perché era mio padre.
(uscito oggi su Il Quotidiano della Basilicata)
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